La resilienza è donna

La canzone “Quello che le donne non dicono” della Mannoia parla delle donne, del loro istinto, della capacità di adattarsi, della loro capacità di esserci sempre, della loro forza e coerenza. Diverse ricerche psicosociali, ma anche la stessa storia dimostrano come le donne abbiano una particolare capacità di adattamento alle diverse situazioni e sappiano reagire con tenacia alle difficoltà che incontrano nella loro vita. Le donne sono resilienti grazie alla loro flessibilità e alla capacità di amare. Così educano figli, salvano matrimoni, curano i genitori. Si piegano ma non si spezzano. Sarà perché abbiamo insito in noi l’istinto di conservazione della specie. Oppure perché siamo state protagoniste di pagine fra le più difficili nella storia dell’umanità. Sta di fatto che l’attitudine alla resilienza, che sempre più donne contemporanee dimostrano di possedere nell’affrontare la vita, sembra il risultato di un’anima d’acciaio di cui oggi più che mai ci si ritrova tutte preziosamente equipaggiate.

Un’anima che esorta a reagire positivamente di fronte alle difficoltà e agli eventi traumatici, che incita a non lasciarsi sopraffare, a non spezzarsi, ma ad affrontare la sofferenza facendo leva sul sorriso e sulla creatività, tirando fuori il meglio di sé. E così le donne si dimostrano campionesse di resilienza perché sanno e vogliono guardare al futuro sempre e comunque con positività. Hanno la capacità, tutta femminile, di saper conciliare emozione e ragione, e la flessibilità con cui sono in grado di reimpostare le loro vite di fronte agli eventi rappresenta un tratto decisivo verso una svolta socioculturale essenziale.

Questo rende il mondo delle donne anche più fragile, soggetto a una messa a punto continua, ma alla fine è proprio questa condizione ad aiutarle a tirare fuori il meglio di sé affrontando le avversità. Oggi, fortunatamente si assiste sempre più alla scomparsa di quel tipico atteggiamento maschilista in ambiente lavorativo, laddove la donna era prima vista solo come oggetto di ammirazione fisica, di attrazione sessuale, si cominciano ad apprezzarne le doti intellettive, a rispettarla per il lavoro che svolge e talvolta ad ammirarla, perché, benché si sia sempre sostenuto che la donna è il sesso debole, è stato ampiamente dimostrato che non è affatto così. Le donne riescono a portare avanti un lavoro di responsabilità con la stessa tenacia e abilità di un uomo, spesso associando ad un lavoro di responsabilità fuori casa la conduzione di una casa e di una famiglia, riuscendo al tempo stesso ad essere moglie, madre e dirigente di azienda. Tuttavia, siamo ancora immersi in numerosi stereotipi, dove le battute oscene sulle tette e sulle bionde fanno ancora ridere, o quando vuoi dire che quella lì è una donna di carattere, si tende ancora a dire che “ha gli attributi”.

Ci sono molti modi di parlare delle donne, ma troppi di questi dimenticano quando preziose le loro vite siano, più di una passerella, più di un aggettivo, più di troppe banalità. Non siamo ancora capaci di vedere dietro secoli di parole già scritte, che continuano a sembrarci l’unico vocabolario possibile, di vedere l’uomo e la donna con occhi diversi, lasciandoci alle spalle pregiudizi e stereotipi.

Alfine mi riconquistavo, alfine accettavo nella mia anima il rude impegno di camminar sola, di lottare sola, di trarre alla luce tutto quanto in me giaceva di forte, d’incontaminato, di bello; alfine arrossivo dei miei inutili rimorsi, della mia lunga sofferenza sterile, dell’abbandono in cui avevo lasciata la mia anima, quasi odiandola. Alfine risentivo il sapore della vita, come a quindici anni. Sibilla Aleramo “Una donna”.

Petra Visentin è una psicologa clinica, psicoterapeuta sistemico – relazionale, mediatore familiare e terapeuta E.M.D.R. Svolge la libera professione presso il poliambulatorio POLI-MEDICA e lo studio INTELLIGERE a Torre di Mosto, oltre all’attività di consulenza e terapia rivolta al singolo, coppia e famiglia, si occupa di formazione in collaborazione con Enti pubblici e privati. Si occupa anche di supervisione e coordinamento di strutture per l’infanzia 0-6 anni.

Per scrivere a Petra Visentin: v
petravisentin@gmail.com

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