Pensare troppo fa male

Capita che certe notti non si riesca a dormire. A volte anche durante il giorno non si trova pace, i pensieri, e sempre certi pensieri, continuano a far capolino mentre si tenta di fare le proprie cose. A chi di noi non è mai capitato di avere delle preoccupazioni, e di spendere una gran quantità di tempo ed energia nel pensarci?

A volte sono reti di pensieri collegati tra loro, che si inseguono, si incontrano e si scontrano quasi senza un legame: una trama di preoccupazioni ampia e distesa dentro la nostra mente.
Altre volte è un pensiero solo, fisso: il famoso tarlo. Scava, rode, morde gli altri pensieri e si nutre di loro, appropriandosi di tutto lo spazio della nostra mente che finisce per inondare ogni minuto della giornata, stremandoci e consumando le nostre energie mentali.

“Penso troppo” si dice, senza a volte accorgersi che quello che si sta facendo è rimuginare NON pensare.
Preoccuparsi un po’ può essere appropriato e utile per affrontare determinate situazioni, e spesso lo facciamo proprio con l’intento di trovare soluzioni, di essere preparati a certi eventi e di placare l’ansia riguardo quell’argomento.
Tuttavia, la maggior parte delle volte questo riflettere, all’inizio funzionale e utile, sfocia in un presentarsi ripetitivo ed inutile degli stessi pensieri, che non ci fa fare passi avanti, ma anzi, crea più ansia, stress, tristezza di quando abbiamo iniziato.

Rimuginare non solo non consente di risolvere il problema, ma favorisce la comparsa di ulteriori pensieri e ricordi negativi. Come smettere di rimuginare?

1. Spostare la nostra attenzione dai pensieri, a ciò che possiamo percepire con i nostri sensi. E quindi fare delle azioni che li coinvolgano. Ad esempio, con la vista posso leggere un libro, guardare un film, osservare ciò che mi circonda. Con l’udito posso ascoltare della musica, i rumori esterni, e così via per gli altri sensi. Portare maggiormente la nostra attenzione su ciò che possiamo fare con i nostri sensi, allontana dai pensieri e porta a stare più a contatto con la realtà. In pratica, posso rompere il circolo vizioso dei miei pensieri se mi impegno in qualche attività che assorbe la mia attenzione.

2. Guardare la situazione in modo più ampio. Occorre fermarsi e guardare la situazione a 360 gradi. Magari facendoci aiutare da qualcun altro. Da soli a volte può essere difficile avere la giusta obiettività. Invece attingere alle nostre risorse relazionali può essere utile, per vagliare altri aspetti a cui non avevamo pensato.

3. Focalizzarci sulla soluzione e su come fare per arrivarci. Spesso rimaniamo bloccati in quanto ci focalizziamo sul problema ma non sulla soluzione. Valutare tutte le possibili soluzioni, quali aspetti le compongono, quali obiettivi porci, e come portarli avanti per step consecutivi. Queste sono azioni, quindi più utili rispetto al solo rimuginare.

4. Essere consapevoli che stiamo rimuginando e che questi pensieri non sono in realtà produttivi. Possiamo anche darci uno stop e rimandare ad un altro momento. In questo modo con un po’ di allenamento non ci lasceremo condizionare troppo dai nostri pensieri.

Pensare è utile ma appoggiarsi solo al pensiero, vivere tutto in questa dimensione, ed escludere il resto rischia di imprigionarci. È quindi moto utile gestirlo in modo diverso, con un po’ di allenamento possiamo riuscirci.

Petra Visentin è una psicologa clinica, psicoterapeuta sistemico – relazionale, mediatore familiare e terapeuta E.M.D.R. Svolge la libera professione presso il poliambulatorio POLI-MEDICA e lo studio INTELLIGERE a Torre di Mosto, oltre all’attività di consulenza e terapia rivolta al singolo, coppia e famiglia, si occupa di formazione in collaborazione con Enti pubblici e privati. Si occupa anche di supervisione e coordinamento di strutture per l’infanzia 0-6 anni.

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