Scegliere o farsi scegliere

Ciò che non è assolutamente possibile è non scegliere.
J.P. Sartre.

Quante volte ci si è trovati a dover fare una scelta? Il colore della nostra auto, il nome dei nostri figli, la casa dove abitare, i mobili da acquistare, dove pranzare, quale film vedere la sera: dalle dimensioni più semplici a quelle più complesse la nostra vita è costellata di scelte alle quali, che ci piaccia o meno, non possiamo sottrarci. Ci sono delle scelte che possiamo definire automatiche, quasi non ci accorgiamo di prenderle, perché, ormai, sono insite nei nostri meccanismi di apprendimento, per cui emettiamo un comportamento, quasi in automatico, senza renderci conto di aver fatto una scelta. Altre volte, invece, ci troviamo dinanzi a situazioni che innescano processi di riflessione, meditazione, che ci permettono di valutare le possibili conseguenze di una scelta, come ad esempio, decidere di cambiare il proprio lavoro.

Scegliere significa mettersi in cammino, venir fuori dall’immobilismo, dalle non scelte, chiudere con il passato e andare avanti. Ogni scelta importante obbliga ad elaborare un lutto, perché ogni scelta porta con se una perdita. Subentrano i dubbi, le paure, il tarlo dell’insicurezza, i ricordi, i rimpianti. Dunque, scegliere determina un cambiamento, e tutto quello che porta ad un cambiamento, nel nostro schema di comportamenti abituali, attiva un insieme di meccanismi, che a volte possono generare stati d’ansia e agitazione. Ogni scelta mette in discussione noi stessi. Nelle decisioni più complesse ci chiediamo cosa potrebbe accadere se scegliessimo B invece di A o addirittura Z, cosa succederebbe nella nostra famiglia, tra i nostri amici, intorno a noi. È importante approcciarsi al cambiamento in maniera costruttiva e cercare di capire bene quello che si desidera, evitando, per quanto possibile, di farsi influenzare dagli altri e dalle loro aspettative.

Concedersi la possibilità di sbagliare, permettersi di sperimentare varie soluzioni, alla ricerca di quella che, in determinate circostanze, può essere quella più adatta. Di fatto, la direzione da prendere è dentro di noi, la costruiscono i nostri bisogni, le nostre emozioni, i nostri sogni, la nostra educazione, storia, i nostri valori, i nostri miti, quello che siamo stati fino ad ora. è nel momento delle scelte che si determina il nostro destino, e o sei tu a gestire gli eventi, gli impegni, il tempo, i pensieri e le azioni, o loro gestiranno te. Scegliere è, pertanto, un’arte che miglioriamo con il tempo e la consapevolezza, mentre ci liberiamo della pressione sociale e della paura di non poterlo fare. Iniziare con piccoli passi, abbandonando le vecchie abitudini dannose, concedendosi il tempo di ristrutturare le cognizioni errate e apprendere nuovi comportamenti più efficaci. Le nostre azioni quotidiane troppo spesso sono determinate da abitudini consolidate, dalla routine o dalla fretta.

A volte scegliamo qualcosa, che a breve termine, può sembrare appropriato o gratificante, ma alla lunga rivelarsi dannoso o spiacevole. Spesso siamo rassegnati e spenti, e meramente continuiamo a fare le stesse cose tutti i giorni per paura di sbagliare, per pigrizia o per paura del giudizio degli altri. Piccolo o grande che sia il motivo della vostra scelta, dalla colazione di domani, alla scuola, dal mestiere da fare, alla persona da amare, considerate che ogni scelta ci definisce. Facciamo in modo che ci descriva per come ci sentiamo realmente. C’è sempre la necessità di non perderci, di creare nuovi schemi se quelli che abbiamo utilizzato fino a ieri non sono più rispettosi e adatti a chi siamo oggi

Dobbiamo abituarci che ai più importanti bivi della nostra vita, non c’è segnaletica.
H. Hemingway

È una psicologa clinica, psicoterapeuta sistemico – relazionale, mediatore familiare e terapeuta E.M.D.R. Svolge la libera professione presso il poliambulatorio POLIMEDICA, oltre all’attività di consulenza e terapia rivolta al singolo, coppia e famiglia, si occupa di formazione in collaborazione con Enti pubblici e privati. Si occupa anche di supervisione e coordinamento di strutture per l’infanzia 0-6 anni.

Per scrivere a Petra Visentin:
petravisentin@gmail.com

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