Ripensare Jesolo

L’estate è finita. Si apre ora un tempo di bilanci, di riflessioni e di progetti per il futuro. In questa fase occorreranno lucidità e lungimiranza. E, soprattutto, coraggio. Quello, ad esempio, necessario a rispondere ad una domanda di fondo posta alla nostra città dal direttore de Il Gazzettino, Roberto Papetti, appena una anno fa. L’ho già citata, ma la ripropongo: “Jesolo deve decidere cosa vuol essere: se devono prevalere solo i numeri, o se, invece, deve prevalere una identità che parte dalla vocazione turistica ma è in grado di trasferire al mondo un’idea di luogo, certamente turistico, ma che ha in sé anche altri e diversi valori, anch’essi spendibili”.

Nella Jesolo turistica, inesorabilmente schiacciata sui soli mesi estivi – con tutto ciò che questo comporta – troneggia questo ragionamento: siamo una cittadina balneare che vive di sole. E il sole, d’inverno, non è in vendita. Logica stringente. Perciò tutto sembra suggerire di adattarsi a questa situazione, come si può e finché si può. Non sarò certo io a dire che c’è una soluzione semplice a portata di mano, anche se, nel tempo, scelte utili sono state fatte come, ad esempio, il Sand Nativity, che ha avuto una efficacia significativa a superare la stretta logica del sole e del mare. Ma questo non basta. Occorre avere il coraggio di ripensare Jesolo, ma cambiando prospettiva. Jesolo ha la sua peculiarità turistica nel sole e nel mare, ma il sole e il mare non la esauriscono. Jesolo, per le sue tante caratteristiche, ha potenzialità inedite che occorre saper individuare. E su queste incominciare a progettare ed investire. Lo so che il nuovo può spaventare. Per questo occorrerà, assieme ad intelligenza creativa, anche inesorabile pazienza.

Giampaolo Rossi è stato assessore poi vice sindaco per una decina d’anni, occupandosi di varie materie,
tra cui cultura, turismo ed urbanistica. è stato fondatore e direttore de “La Voce di Jesolo”.

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