Danni collaterali

Capita, frequentando ambienti popolati da disabili di varia natura, di imbattersi in veri fenomeni. Persone strane, complicate, con vissuti travagliati. Persone che si sono trovate un giorno improvvisamente a fissare negli occhi un incubo spaventoso che pensavano esistere solo in una dimensione irreale, parallela, in una galassia lontanissima dalla loro e con la quale mai e poi mai avrebbero voluto averci a che fare.
No, non sto parlando dei disabili, stavolta. Parlo di quelle persone che l’incidente grave, la malattia critica, il responso ineluttabile dei medici, pur non essendo riferito a loro, ne ha ugualmente stravolto la vita, parlo delle famiglie, mogli, mariti, figli, genitori e amici di quei disabili.
Sono loro le vittime, i “Danni collaterali”. Persone che hanno abbracciato loro malgrado una causa, stando nelle retrovie, ingoiando amarezze e delusioni e mostrando perlopiù sorrisi rassicuranti, sguardi incoraggianti e agendo spesso con un coraggio che non sapevano d’avere.
Poche volte si parla di loro, eppure sono proprio loro la medicina più potente ed efficace contro la disperazione e lo sconforto della malattia e della fatalità.
Due casi su tutti: una ragazza di 14 anni che accompagnava la sorella maggiore, con grave deficienza motoria e su carrozzina elettrica, a lezione di ballo. Due volte a settimana la spingeva fino alla palestra, ballava con lei alle prove, accompagnandola in lente piroette e circonvoluzioni, con il resto del corpo di ballo, poi la cambiava, le rimetteva la giacca e la rispingeva a casa. E naturalmente alla domenica, quando si tenevano i saggi e le competizioni, era la sua partner. Due ragazze bionde, sudate e felici, ma sul palco alla fine, al momento degli applausi, una di loro si teneva sempre qualche passo indietro, indovinate chi…
Il secondo caso è molto più semplice: un ragazzo tetraplegico di 27 anni, innamorato di Paola, una bella ragazza mora, alta, occhi scuri e sorridenti, ma normalissimamente in piedi. Lui preoccupatissimo a trovare il modo giusto per chiederle di sposarlo, pensa di farlo con un tweet. Prende contatto con una scuola di paracadutismo che effettua lanci in tandem. Si presenta, lo infagottano per bene nella tuta e lo legano braccia e gambe al suo paracadutista accompagnatore. Con loro, un secondo paracadutista con macchina fotografica. Si lanciano tutti e tre e in caduta libera, a 4000 metri, il ragazzo apre le mani davanti alla macchina fotografica. Sulla mano destra aveva scritto col pennarello “Paola, vuoi” e su quella sinistra “sposarmi?”. Credete che Paola abbia risposto di no?
Forse queste persone saranno anche “Danni collaterali”, ma credo non lo sappiano perché tutte le volte che le ho viste ridevano di cuore

Emanuela Bressan è una donna disabile, orgogliosamente disabile viene da dire conoscendola, perché lei con molta sincerità dice: «La mia vita sulle ruote non è troppo male, anzi».
Se c’è qualche cosa che non le piace è la mancanza di conoscenza da parte delle persone, che finisce per causare grandi difficoltà.
Ironica, intelligente e molto sensibile, Emanuela racconterà a Vivijesolo com’è la sua vita da disabile, tra episodi divertenti e altri scomodi: perché tutto potrebbe diventare un po’ più facile se solo ci fosse un minimo di accortezza da parte di tutti.

Per scrivere a Emanuela Bressan:
soloabili@yahoo.it