Ma non chiamatemi eroe

Paolo Pocobelli, 48 anni, pilota italiano disabile, primo paraplegico in Italia ad ottenere tutte le licenze di volo. Ha realizzato una impresa di salvataggio, come nessuno era mai riuscito prima.

Sono le 16.45 circa del 17 maggio a Verona, quando, in fase di atterraggio, il Cessna ha un’avaria, il motore si spegne improvvisamente. Paolo, in quanto istruttore, prende il comando. Pochi secondi per pianificare la manovra, evitare gli alberi, le case e cercare uno spazio sul quale portare l’aereo. L’Adige è sotto di loro. Paolo con l’ultimo residuo di corsa porta il Cessna parallelo alla corrente e plana sul fiume. Il muso entra in acqua, il vetro esplode, la corrente entra violenta nell’abitacolo. Paolo prima di tutto pensa al suo allievo che ha un piede incastrato. Va sott’acqua lo libera, riemerge e lo solleva per farlo uscire. Solo a quel punto si accorge di avere anche lui un piede bloccato. Nell’abitacolo c’è ancora una bolla d’aria, respira e si rituffa.

Finalmente si libera e aggrappandosi alle ali riesce ad uscire. La riva dista una trentina di metri, ma la corrente in pochi secondi li porta a 150 metri dall’aereo ormai quasi completamente sommerso. Il tutto in una quarantina di secondi. Quaranta secondi per realizzare che sono fuori, vivi, che ce l’hanno fatta. L’allievo è solo contuso, Paolo è ferito. L’allievo resterà in acqua con il suo istruttore salvatore finché non arriverà l’elicottero che lo riporterà a terra. “Una manovra da manuale” secondo gli esperti di aviazione. “Ho fatto solo quello che dovevo” dice Paolo. E la paura? “Non c’è stato tempo per la paura. Anni di esperienza nell’insegnamento sono serviti perché le manovre di recupero fossero quasi automatiche” Il tuo primo pensiero? “La mia preoccupazione era per il passeggero. Ne ero responsabile. Prima di tutto dovevo occuparmi di lui” Pilota in piedi e pilota disabile. Differenze? “Ero pilota Ppl [Private Pilot Licens] prima di essere in carrozzina. Non potevo pensare di non volare più. Appena possibile mi sono trasferito a San Diego per riprendere tutti i miei brevetti con l’abilitazione per disabili. In America non esiste un percorso diverso da quello dei normodotati. I corsi sono gli stessi con la sola aggiunta di comandi modificati. Basta l’idoneità medica. è un bel modo di lavorare e sentire di non essere diversi. In Italia ho voluto che la mia esperienza servisse ad altri disabili” (Paolo ha fondato “Ali per Tutti”, una scuola per piloti disabili sia di ultraleggeri che di aviazione generale) Sei un eroe! Paolo ride di cuore, poi si fa serio, mi guarda, (quasi mi spaventa) “Non dirlo neanche per scherzo. Non sono un eroe. Non ho fatto niente di speciale. Ogni istruttore avrebbe fatto lo stesso”. Ha lo sguardo sincero e il sorriso di chi si ritiene semplicemente e felicemente “normale”. Non ho il coraggio di contraddirlo.
Ok Paolo, ti accontento; non sei un eroe…però ho dato tutti gli indizi: voi cosa ne pensate?

Emanuela Bressan è una donna disabile, orgogliosamente disabile viene da dire conoscendola, perché lei con molta sincerità dice: «La mia vita sulle ruote non è troppo male, anzi».
Se c’è qualche cosa che non le piace è la mancanza di conoscenza da parte delle persone, che finisce per causare grandi difficoltà.
Ironica, intelligente e molto sensibile, Emanuela racconterà a Vivijesolo com’è la sua vita da disabile, tra episodi divertenti e altri scomodi: perché tutto potrebbe diventare un po’ più facile se solo ci fosse un minimo di accortezza da parte di tutti.

Per scrivere a Emanuela Bressan:
soloabili@yahoo.it