Donato Grande: «Ho palleggiato con Ibra»

Donato Grande ha 30 anni, vive a Trani ed ha una storia da brividi alle spalle. Sin dalla nascita non può camminare a causa di una malattia degenerativa e, dall’età di 6 anni, si sposta su una carrozzina elettrica. Ma non si è mai lasciato sopraffare dalla propria condizione fisica, nonostante nel tempo la malattia gli abbia negato anche l’uso delle braccia. Grazie al Powerchair Football, il calcio in carrozzina, la sua vita è cambiata. Nel 2017 vede per la prima volta il video di una partita di calcio su carrozzina elettrica e decide che quello sarebbe diventato il suo sport.

Nello stesso anno il Comitato Italiano Paralimpico riconosce questa disciplina anche in Italia. Prima in Campania, poi nel resto della penisola, il calcio su carrozzina elettrica si diffonde e Donato Grande diventa finalmente un vero calciatore conquistando nel 2019 il titolo nazionale. Vi ricordate di lui? L’avete visto quest’anno sul palco dell’Ariston mentre palleggiava con Ibrahimovic, il suo idolo. Donato era presente al raduno della Nazionale, che si è tenuta al Villaggio Marzotto, a Jesolo. E noi l’abbiamo incontrato.

Cosa trasmette questo sport a te e alla tua squadra?

«Permette di divertirci attivamente mediante lo sport. Sembra scontato ma vi assicuro che per noi così non è. Divertirsi utilizzando un corpo, che da sempre non risponde alle nostre volontà e desideri, è davvero un’emozione nuova. Ci permette, inoltre, di socializzare e di sperimentare una sorta di autonomia».

Com’è nata la partecipazione a Sanremo 2021?

«Per caso. Pochi giorni prima del Festival, mi telefonò il presidente nazionale della Fipps, Andrea Piccillo, chiedendomi: “Donato, tu quanto ami il calcio?”. Io pensai di avere combinato qualcosa, così risposi ancora più deciso che amavo tantissimo il calcio, tanto che se così non fosse non mi sarei mai candidato come delegato regionale della Puglia per promuovere questo sport. Piccillo rispose: “Bene, allora promuoverai questo sport in mondovisione palleggiando con Zlatan Ibrahimovic sul palco del Festival di Sanremo, ci stai?” Io risposi: “Ma è uno scherzo?”. Lui disse: “Il Presidente non scherza mai!”. E allora non mi restò che rispondere “Ok, ci sarò!”».

Che emozione hai provato a palleggiare con Ibrahimovic?

«E’ stato un sogno. Zlatan è il campione al quale mi sono sempre ispirato. Quel giorno ha dimostrato nei miei confronti molta umanità e professionalità, comprendendo subito il modo migliore per passarmi la palla, e permettendomi di ricambiare il passaggio con quel gesto atletico che tutti avete visto “il twist”».

Che peso ha l’agonismo nello sport per disabili?

«E’ importantissimo. Sport è anche sinonimo di competizione e, se viene a mancare questo, significa che viene meno l’impegno e la passione nei confronti della disciplina. È l’agonismo il motore dell’atleta».

La tua opinione sullo sport per disabili in Italia?

«E’ uno strumento importantissimo se non indispensabile per riprendere in mano la nostra vita. Ci fa concentrare sulla parte del nostro corpo da allenare distraendoci da quella parte di corpo che non “funziona”».

Come ti ha cambiato la vita il Powerchair  Football?

«Mi ha fatto comprendere che i sogni, se ci credi davvero, prima o poi si realizzano. Ho sempre sognato di giocare a calcio, ma con la mia patologia credevo non sarebbe mai stato possibile. Finché ho scoperto il Powerchair Football. In Italia non era ancora arrivato, così mi sono impegnato al massimo per fare in modo che arrivasse anche qui. Devo ringraziare Sante Varnavà, Carlo Alessandro Impera e Francesco Giovanni Manfredi che hanno creduto con me in quest’avventura realizzando la Asd Oltre Sport, la prima squadra in Puglia e la 2° a livello nazionale».

La tua esperienza sportiva più bella?

«Quella vissuta a Jesolo a maggio di quest’anno, quando ho avuto l’onore di rappresentare l’Italia indossando la maglia azzurra. Inoltre, affrontare i fratelli maggiori del Powerchair Hockey, campioni del mondo in carica è stato per me e per tutti i miei compagni una grande carica di adrenalina».

Cosa pensi di Jesolo e dell’organizzazione del Re-start?

«Un’organizzazione grandiosa! Ringrazio la Federazione per tutto il lavoro che ha dovuto sostenere perché tutto funzionasse nonostante le numerose e delicate esigenze di noi atleti, affrontando anche i problemi legati al Covid-19. E, in modo particolare, l’amministratore delegato del Villaggio Marzotto, Roberto Volpe, che, con il suo staff, ha reso possibile Casa Italia (progetto che ha visto la forte partecipazione dell’assessorato allo sport di Jesolo, ndr).

«Il Villaggio Marzotto diventa il fulcro delle attività del Powerchair Sport e sarà il simbolo dell’inclusione sociale. Passo dopo passo ci avviciniamo all’obiettivo della piena inclusione, della piena condivisione».

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è una donna disabile, orgogliosamente disabile viene da dire conoscendola, perché lei con molta sincerità dice: «La mia vita sulle ruote non è troppo male, anzi». Se c’è qualche cosa che non le piace è la mancanza di conoscenza da parte delle persone, che finisce per causare grandi difficoltà. Ironica, intelligente e molto sensibile, Emanuela racconterà a Vivijesolo com’è la sua vita da disabile, tra episodi divertenti e altri scomodi: perché tutto potrebbe diventare un po’ più facile se solo ci fosse un minimo di accortezza da parte di tutti. Per scrivere a Emanuela Bressan: soloabili@yahoo.it

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