Fa niente bela Italia!

Giorni fa ero appiedata e dovevo spostarmi di chilometri. Così mi sono organizzata per prendere l’autobus. Vado alla fermata, arriva l’autobus e senza tanti problemi l’autista cala la rampa e mi carica a bordo. Perfetto! Durante il viaggio guardo fuori e penso che tutto sommato Jesolo non è male per chi è in carrozzina.
Molti locali accessibili, mezzi pubblici attrezzati, lungomare comodo, spiaggia di Nemo, stabilimenti balneari con carrozzine Job, bagni adatti, anche qualche negozio accessibile, insomma una manna!
Magari un po’ di sensibilità e senso civico alla fine li abbiamo imparati. Guardando il resto dell’Europa, un po’ di Le Iene e qualche Striscia la Notizia, abbiamo capito che il mondo gira e nel suo moto cambia e si evolve, qualche volta, verso un miglioramento della qualità della vita di tutti, se non altro di quella logistica.
Mi crogiolo nell’amore e nell’ammirazione per la mia città quando mi torna in mente un incontro dell’anno scorso. Viaggiavo per il lungomare verso sera, quando mi affianca un ragazzo in carrozzina. Esiste una specie di tacita legge tra i disabili per la quale tendiamo ad avvicinarci ai nostri simili appena ne intercettiamo uno. Il tipo è tedesco e mi chiede se gli consigliavo un posto per mangiare: “puoni spaketti ale foncole”. Dalla vongola alla vacanza il passo è breve, così gli chiedo come si trova a Jesolo.
Lui, pieno di commovente entusiasmo, mi dice che è contentissimo, a parte che l’albergo in cui aveva prenotato e che gli aveva assicurato essere accessibile, ha 8 gradini all’ingresso! Ma fa niente, dice che esce al mattino e cerca di non rientrare fino all’ora di cena per non dover chiedere di essere trasportato su e giù (!). Anche nella doccia in camera non riesce ad entrare perché è troppo stretta. Ma fa niente, dice, cerca di lavarsi un po’ in quelle in spiaggia (!).
Poi dice che la ruota panoramica di Jesolo è bellissima.
«Ci sei andato?», domando un po’ incautamente. «No perché non c’è nessuna rampa, ma fa niente, la guardo dal basso» (!).
Bhè, in quel momento non ero più tanto orgogliosa della mia città, almeno non di tutta.
Allora per farmi un po’ perdonare e riallacciare buoni rapporti con la collettività turistica, gli ho offerto lo spritz.
Spero sinceramente che quella sera, almeno li spaketti ale foncole fossero stati all’altezza e magari in un locale in cui poteva entrare comodamente e avvicinarsi al tavolo in modo dignitoso e magari anche andare a lavarsi le mani in un bagno veramente per disabili… anche se magari a chiederlo a lui forse mi avrebbe risposto:
«Fa niente! Bela Italia».

Emanuela Bressan è una donna disabile, orgogliosamente disabile viene da dire conoscendola, perché lei con molta sincerità dice: «La mia vita sulle ruote non è troppo male, anzi».
Se c’è qualche cosa che non le piace è la mancanza di conoscenza da parte delle persone, che finisce per causare grandi difficoltà.
Ironica, intelligente e molto sensibile, Emanuela racconterà a Vivijesolo com’è la sua vita da disabile, tra episodi divertenti e altri scomodi: perché tutto potrebbe diventare un po’ più facile se solo ci fosse un minimo di accortezza da parte di tutti.

Per scrivere a Emanuela Bressan:
soloabili@yahoo.it

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