Fabio Visentin: una vita a tutto gas

A 17 anni un incidente in moto ha dato una brusca frenata alla vita di Fabio Visentin che, però, ritrovatosi in carrozzina, ha pensato bene di riprendere il controllo della propria vita e di darle una bella accelerata.
Così la sua passione per i motori lo ha portato alle gare di go-kart. Nel 2008 ha partecipato per la prima volta al campionato italiano per disabili finendo al secondo posto, nel 2009 diventa campione italiano, nel 2010 ottiene dalla Federazione l’abilitazione a gareggiare con piloti normodotati. Da allora non si è mai fermato, vincendo titoli e salendo podi, fino a giugno 2018 quando proprio a Jesolo, poco prima della gara, i commissari sportivi si sono accorti che la Federazione non aveva più previsto la licenza per piloti con disabilità e Fabio ha dovuto rientrare ai box. La necessità di avere delle risposte circa le normative che permettessero di regolamentare le licenze a livello internazionale, ha portato Fabio, nel 2019, ad essere convocato in Inghilterra alla Disability And Accessibility Commission in FIA, la Federazione Internazionale dell’Automobile che si occupa delle normative nelle competizioni automobilistiche di Formula1, Rally ed Endurance e da allora fa parte di un working group per l’omologazione degli adattamenti speciali. Abbiamo parlato con lui della sua passione per i motori e delle sue avventure sportive.

La passione per i motori prima e dopo l’incidente. Cosa è cambiato, come hai vissuto il cambiamento?
«I motori sono la mia passione fin da bambino. Ho sempre seguito il motorsport, che si trattasse di moto o Formula 1. Il mio sogno era guidare in pista, ma un incidente stradale a 17 anni non me lo ha permesso. In quel momento ho pensato che non avrei più potuto tornare a correre. Ed invece, proprio grazie all’incidente, ho avuto modo di diventare un pilota e crescere, girare nelle più importanti piste d’Italia, fare molte gare e, non ultimo, di entrare in FIA (Fédération Internationale de l’Automobile, è l’organismo normativo ultimo nella maggior parte dei Paesi del mondo ed organizza i quattro campionati mondiali di Formula 1, Rally, Endurance e Turismo-ndr) Al karting devo molto. La vita è piena di possibilità, basta avere lo spirito giusto».

Il kart è uno sport adrenalinico. Come vivi la “mancanza” delle gambe quando sei in allenamento e in gara?
«Il karting è velocità pura. Non tutti sanno che in kart si raggiungono in curva oltre 3g di forza centrifuga. Solo le vetture di Formula fanno di più. Insomma, un gran mezzo da competizione. L’automobilismo in generale, e quindi il karting, è uno sport inclusivo. Una volta dentro al proprio abitacolo non esistono più la carrozzina, gli scalini e più in generale tutti i problemi a cui dobbiamo far fronte normalmente. Inoltre, nel mondo del kart, ho potuto incontrare tante belle persone, che mi hanno aiutato e mi hanno dato la possibilità di crescere».

Racconta come è nata la tua collaborazione con FIA, quali progetti sono in campo e quali i campi di intervento
«La mia nomina in FIA nasce dalla mancanza di una regolamentazione internazionale sul karting per disabili. Ad oggi ogni federazione nazionale legifera su questa materia in maniera differente. Sto pertanto lavorando in working group, ad un tavolo a quasi totale presenza femminile (una novità per il motorsport, ma si sa che le donne hanno una marcia in più per pragmatismo), con la presidentessa Mc- Gloin (Natalie McGloin pilota tetraplegica categoria Porche) ed altre due figure, e stiamo ottenendo ottimi feedback. Oltre ai temi legati al motorsport, la Disability & Accessibility Commission lavora su un altro pilastro che è quello della mobilità su strada, e dunque garantirne il pieno accesso a tutti gli utenti con disabilità».

Sei mai stato penalizzato in gara e/o allenamento dall’essere disabile?
«Come dicevo prima, la cosa straordinaria del karting è che una volta indossato il casco ed abbassata la visiera, sei un pilota, punto. Ovviamente, però, ogni caratteristica fisica incide nel comportamento del veicolo. La mancanza dell’uso delle gambe implica il dover azionare i comandi manualmente; questo comporta che la reattività sia minore (si accelera prima con la gamba che con la mano, e accelerare un metro prima o dopo fa la differenza), pertanto negli anni ho dovuto lavorare a dei sistemi che colmassero questo “gap”. Inoltre, essendo il karting un mezzo molto fisico, un pilota disabile che può usare metà o un terzo del proprio corpo è sottoposto a uno sforzo maggiore, ed anche le dinamiche (in primis il comportamento del mezzo in curva) cambiano. Ci si deve, dunque, allenare costantemente. Ma, come per tutto, i risultati arrivano e la soddisfazione nel raggiungerli è proporzionale all’impegno».

L’esclusione dalle gare a giugno 2018, proprio a Jesolo: cosa ha causato il provvedimento, come l’hai vissuto e cosa hai messo in campo per trovare una risoluzione?
«Al momento è stato uno shock, dopo anni di gare è stato frustrante. E’ successo a Jesolo perché quella è stata la mia prima gara di quell’anno, ma ci tengo a dire che è stato meglio così, perché, essendo la pista di casa, ho trovato fin da subito il sostegno dello staff , dei piloti ed amici di sempre. Alla delusione iniziale è seguito un respiro profondo ed ho cercato di capire come mai ci fossimo ritrovati in questa situazione. Devo molto a mia moglie, che mi ha sempre esortato a non mollare e mi h a aiutato ad individuare la strada giusta. Come dicevo sopra, una volta ricevuto a Roma è stato tutto più chiaro. Un pilota disabile deve fare delle modifiche per adattare il proprio mezzo alla guida: questi adattamenti non sono omologati, ecco la motivazione. Fino ad allora si era corso grazie a deroghe. Da qui mi è nata l’idea di regolamentare la materia a livello FIA, all’interno dell’International Sporting Code. Ci stiamo lavorando».

Kart e vela: due lati del tuo carattere?
«Probabilmente sì. Al caos, rumore ed adrenalina devo associare la natura e la pace. Alla vela mi sono approcciato da poco e mi sono subito appassionato. Devo dire che tra automobilismo e vela ci sono delle analogie: entrambi sono sport totalmente inclusivi, entrambi sono sport in cui è richiesta molta tecnica e studio delle condizioni del campo, che esso sia vento e correnti o grip in pista. E poi, ad essere onesti, l’adrenalina che dà una regata non è molto distante da quella che ti dà una gara di motorsport. In ultima, entrambi sono sport che si possono praticare nella nostra Jesolo: il primo nella mitica Pista Azzurra, l’università del karting, la seconda grazie all’associazione “Uguali nel Vento” al Porto Turistico di Jesolo».

Emanuela Bressan è una donna disabile, orgogliosamente disabile viene da dire conoscendola, perché lei con molta sincerità dice: «La mia vita sulle ruote non è troppo male, anzi».
Se c’è qualche cosa che non le piace è la mancanza di conoscenza da parte delle persone, che finisce per causare grandi difficoltà.
Ironica, intelligente e molto sensibile, Emanuela racconterà a Vivijesolo com’è la sua vita da disabile, tra episodi divertenti e altri scomodi: perché tutto potrebbe diventare un po’ più facile se solo ci fosse un minimo di accortezza da parte di tutti.

Per scrivere a Emanuela Bressan:
soloabili@yahoo.it

X