Intervista al contrario con Sandra Truccolo

Perché al contrario? Perché normalmente il personaggio risponde dando di sé l’immagine lavata e stirata che la gente ama vedere. Si fotografa, per così dire, dal suo profilo migliore. Non sarà questo il caso. Perché oggi parla una donna che non ama affermazioni comode e lucidate. Ha idee chiare e talvolta sgradite e non si tira indietro se deve ribadirle. Il suo nome è Sandra Truccolo, campionessa paralimpica di tiro con l’arco nel 1996 ad Atlanta, nel 2000 a Sidney e nel 2004 in Grecia, nonché argento ai campionati mondiali di canoa outrigger in California nel 2008 e ancora ai mondiali del 2009 in Canada.
Parliamo con lei di disabilità come si parlerebbe con Jo Bastianich di besciamella: non ce ne risparmia una! Ed è così che deve essere, perché per lei a nascondersi dietro un dito si finisce impallinati!

Comincia subito col dire che disapprova il termine “diversamente abile”. “Chiamateci disabili e basta! Noi mica ci vergogniamo ad esserlo. è come se uno si vergognasse di essere moro, o alto o impiegato alle Ferrovie dello Stato! Essere disabili è uno stato di fatto, non un indice di errore, o una colpa”. Allo stesso modo è irritata dalla condiscendenza, che è molto diversa dalla gentilezza. “Quando qualcuno si offre di aiutarmi e anche se rispondo di no, questo afferra la carrozzina e comincia a spingermi, magari nella direzione opposta a dove devo andare!” Sembra forse insensibilità da parte nostra, ma credete, apprezziamo sempre la gentilezza; è la supponenza che ci disturba, l’equazione scontata: disabile=incapace.
“Invece di spingerci provate a non costruire più scale e scalinate, soglie e gradini . Provate a pensare il mondo per piani inclinati: risulterebbe più comodo per tutti, fidatevi” Poi aggiunge: “Perché fare l’ingresso gratuito al cinema per i disabili? Noi possiamo pagarlo il biglietto, come tutti. Piuttosto fateci entrare da ingressi accessibili e poi fatecelo vedere il film. Non relegateci in quelle specie di terre di nessuno, sul corridoio e con la balaustra giusto all’altezza degli occhi. Avete mai provato a guardare un film con un palo davanti al naso? O uno spettacolo piegati a 30° per evitare la transenna? Provate!”
Allo stesso modo Sandra detesta la cosiddetta progettazione ad hoc per disabili. Non serve progettare bagni con lavandino a sbalzo, maniglioni (spesso posizionati a caso), wc smisurati. Brutti da vedere e da utilizzare. Una semplice logica di spazi e livelli risolve il problema e migliora anche l’estetica. Ma soprattutto ingegneri ed architetti, ma anche piastrellisti ed idraulici, sedetevi una volta in carrozzina e provate a lavarvi le mani. Scoprireste orizzonti sconosciuti. E poi, perché fare bagni per uomini, per donne e …per disabili? Nel senso che i disabili non sono né uomini, né donne ma un genere ibrido a parte? Non basterebbe fare bagni più grandi e comodi per i “generi convenzionali” e stop?

In compenso Sandra adora i giovani. Il suo impegno nelle attività sportive a loro dedicate lo dimostra. Ama i giovani curiosi. Che non temono le domande e che quando ricevono le risposte giuste cancellano diffidenze e sospetti e in un attimo fanno saltare in aria tabù, pregiudizi e separazioni.
Sandra è una wonder woman.
E pensare che qualcuno la chiama “diversamente abile”!

Emanuela Bressan è una donna disabile, orgogliosamente disabile viene da dire conoscendola, perché lei con molta sincerità dice: «La mia vita sulle ruote non è troppo male, anzi».
Se c’è qualche cosa che non le piace è la mancanza di conoscenza da parte delle persone, che finisce per causare grandi difficoltà.
Ironica, intelligente e molto sensibile, Emanuela racconterà a Vivijesolo com’è la sua vita da disabile, tra episodi divertenti e altri scomodi: perché tutto potrebbe diventare un po’ più facile se solo ci fosse un minimo di accortezza da parte di tutti.

Per scrivere a Emanuela Bressan:
soloabili@yahoo.it

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