Lagazuoi per tutti

Mi arriva notizia che il gruppo Alpini di Treviso, con l’attenzione agli altri propria di questo eroico corpo d’armata, ha lavorato di piccone e badile, nonché di cuore e cervello, per attrezzare la cima del monte Lagazuoi con sentieri percorribili anche da carrozzine per disabili. Non solo, ha anche raccordato il piano di salita e di discesa della cabinovia che da valle porta in quota con passatoie e rampe. Praticamente dal parcheggio fino alla croce del Piccolo Lagazuoi (2.835 m), passando dal rifugio in quota, non c’è alcun ostacolo d’ordine materiale.
Come non andare a vedere un tale miracolo dell’iniziativa umana? Detto fatto, ci attrezziamo e partiamo con un gruppo di altri ragazzi in carrozzina.
Arriviamo: parcheggio, rampa, ingresso alla cabinovia, salita, discesa al rifugio, rampa. Fin qui tutto bene. Sulla terrazza del rifugio alcune guide con gli abiti d’epoca della prima guerra mondiale si fanno fotografare. Ci godiamo la vista magnifica sulle Tofane, il gruppo di Fanes fino alla Marmolada. Ci giriamo ancora col sorriso sulle labbra e vediamo qualcos’altro che ci toglie il fiato: il percorso che porta alla vetta! Un sentiero di roccia e ghiaia, poco più largo della larghezza delle ruote, a strapiombo, senza spallette e con una pendenza del 45%!
Ovvio! D’altronde cos’altro doveva essere? Siamo su una vetta, a quasi 2800 m di altitudine, è più che giusto che sia così. L’entusiasmo lascia il posto allo scoramento. Quasi quasi mi fermo in rifugio e mi ordino uno strudel che tutta quest’aria fina mi ha messo appetito… invece no!
Qualcuno mi afferra per le maniglie. Un austroungarico con tanto di baionetta e baffi alla Francesco Giuseppe mi sta spingendo alla partenza del camminamento. Tento con un sorriso amichevole di dissuaderlo. Non serve, guardi, la croce la vedo bene anche da quaggiù. E poi io volevo solo prendere uno strudel al volo… Niente, non sente ragioni, anche perché parla solo tedesco. In un attimo siamo sul sentiero pendente. Poco dopo lo sento respirare a fatica. Sarà colpa dell’aria sottile? C’è poco ossigeno qua in alto. Al quarto tornante propongo una pausa. Niente. Si procede senza tema e senza tregua. A metà percorso sono certa che qualcosa non va, visto che alcuni spagnoli si offrono di aiutarlo. Lui rifiuta con sdegno. Credo sia ormai una questione di orgoglio nazionale e non ho il coraggio di obiettare. Però subito dopo il 15° tornante, Francesco Giuseppe scivola sulla ghiaia, la ruota urta un grosso sasso sporgente e la carrozzina perde aderenza virando pericolosamente verso l’esterno della curva.
Gli spagnoli si fanno sfuggire un grido strozzato di spavento, io penso velocemente se ho pagato tutti i miei debiti. Poi cambio idea e reagisco. Lo brinco per il polso e lo tengo stretto con una mano, mentre con l’altra freno la carrozzina. Francesco recupera l’equilibrio. Il ghiaino collabora e smette di scivolare da sotto le ruote.
I presenti tornano a respirare regolarmente, e gli spagnoli corrono ad afferrare me e l’austroungarico. E così ci salviamo. Io dal precipitare direttamente a valle saltando la cabinovia, lui dal pubblico dileggio (e non so quale sarebbe stato peggio).
Tiriamo un sospiro di sollievo e siccome siamo un pò social, scatta la foto di gruppo: l’austroungarico che stava riprendendo colore, la famiglia di spagnoli con tutti i nipoti, amici e vicini di casa, e io, che grazie al cielo sono paralizzata, altrimenti le gambe erano ancora lì a tremare e la foto veniva mossa.
Finalmente torniamo al rifugio. Riacquistato fiato, equilibrio e dignità, ci guardiamo negli occhi e ci sorridiamo.
La collaborazione ci ha salvati (e forse anche un pochino gli spagnoli). Dimenticati antichi rancori e ferite di guerra decidiamo di brindare alla pace perenne con una birra e un wurstel, insieme agli spagnoli che nel frattempo sono diventati i nostri migliori amici.
Un grazie sincero agli Alpini e al loro amore per l’Uguaglianza e la Giustizia!

Emanuela Bressan è una donna disabile, orgogliosamente disabile viene da dire conoscendola, perché lei con molta sincerità dice: «La mia vita sulle ruote non è troppo male, anzi».
Se c’è qualche cosa che non le piace è la mancanza di conoscenza da parte delle persone, che finisce per causare grandi difficoltà.
Ironica, intelligente e molto sensibile, Emanuela racconterà a Vivijesolo com’è la sua vita da disabile, tra episodi divertenti e altri scomodi: perché tutto potrebbe diventare un po’ più facile se solo ci fosse un minimo di accortezza da parte di tutti.

Per scrivere a Emanuela Bressan:
soloabili@yahoo.it

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