Le apparenze spesso ingannano

Avete presente quando a Jesolo siete in macchina dietro a qualcuno che viaggia a uno all’ora, col braccio fuori dal finestrino, guardando le tipe in braghette sul marciapiede? Quei tipi che devi metterti l’attack come burrocacao per non mandarli a pascolare nell’interspazio? Proprio quelli. Quelli che all’improvviso decidono che pur avendo una Fiat Ulisse-station-15-porte, vogliono parcheggiare nello spazio di una Smart, e così senza mettere la freccia, inchiodano di colpo e svoltano a destra?
Ecco, uno così mi costringe ad inchiodare a mia volta, e così facendo, a bloccare la strada ad un easy rider con l’Harley che viaggiava dietro di me.
Il centauro è proprio come quelli veri: gilet in cuoio con le frange, barba con la treccia, Ray Ban a specchio, tatuaggi misti a tappezzeria e uno sguardo da “sono buono e paziente come Sgarbi con Travaglio e la Mussolini insieme”.
Ahimè, questo mi sorpassa inveendo ed insultando e mi fa segno di accostare. Mi sento precaria come una mortadella in salumeria, ma mi faccio coraggio. Indosso uno sguardo manesco e abbasso il finestrino. Questo scavalca l’Harley e si avvicina. Persino le tipe con le braghette si fermano a guardare. Cespugli di rovi rotolano sulla strada e il pianista del saloon smette di suonare.
Il Losco mi raggiunge. Le pistole spareranno, qualcuno morirà…
E invece appena il Moro arriva al mio finestrino si blocca.
Forse ha visto la determinazione nel mio sguardo, cattivo ed assassino come quello della Gioconda al Louvre? O forse ha semplicemente visto che avevo le mani su un volante per disabili.
E allora con voce suadente ed occhi dolci da cucciolo di foca mi fa: «Ciao, hai visto che imbecille quello con l’Ulisse? Tu tutto bene? Hai bisogno che ti aiuti a scendere?».
Mi commuovo.
Alla fine io e Billy the Kid andiamo a farci un whisky al saloon per raccontarci di quella volta che volevamo fare l’assalto al treno. In fondo le apparenze spesso ingannano: i cattivi non sono così cattivi e i disabili non sono così disabili.

Emanuela Bressan è una donna disabile, orgogliosamente disabile viene da dire conoscendola, perché lei con molta sincerità dice: «La mia vita sulle ruote non è troppo male, anzi».
Se c’è qualche cosa che non le piace è la mancanza di conoscenza da parte delle persone, che finisce per causare grandi difficoltà.
Ironica, intelligente e molto sensibile, Emanuela racconterà a Vivijesolo com’è la sua vita da disabile, tra episodi divertenti e altri scomodi: perché tutto potrebbe diventare un po’ più facile se solo ci fosse un minimo di accortezza da parte di tutti.

Per scrivere a Emanuela Bressan:
soloabili@yahoo.it

X