Nasim Esqi. Scalare le vette più ardue: quelle dei pregiudizi

N asim Eshqi sembra una donna esile e delicata e, al suo paese, l’Iran, ci si aspetta che le donne lo siano davvero. Ma non lasciatevi ingannare: lei è forte, tenace e coraggiosa, come le montagne che scala a mani nude. Sì, perché Nasim è l’unica climber iraniana professionista in un Paese che non considera lo sport un’attività necessaria e discrimina il mondo femminile. Se a ciò aggiungiamo che il freeclimbing è uno di quegli sport considerato prevalentemente maschile, capiamo come possa essere difficile in Iran per un’atleta donna praticarlo a livello professionistico.

Tutto questo, però, non ha mai scoraggiato Nasim che, fin da ragazzina, si è sempre dedica a sport alternativi. A 15 anni era già campionessa nazionale di kickboxing. Ne diventa anche istruttrice. Dopo 10 anni, però, sente il bisogno di nuovi stimoli, nuove sfide con sè stessa, così appende i guantoni al chiodo e scopre la montagna. Il freeclimbing diventa la nuova spinta che le fa superare i pregiudizi e la porta a diventare una pioniera dell’arrampicata nel suo Paese.

In pochi anni ha collezionato oltre 70 percorsi diversi in arrampicata sportiva e tradizionale. Poi, appena può e ottiene il visto, va alla scoperta di altre cime, per legarsi in cordata con climber di tradizioni e culture diversi dalla sua. Sul monte Behistun, un enorme promontorio che fa parte della catena dei monti Zagros, in Iran, ha aperto numerose nuove vie e ad una è stato anche dato il suo nome. Risultato quasi insperato per un’atleta donna iraniana. Nel 2018 la regista italiana Francesca Borghetti le ha dedicato un film, Climbing Iran.

Nasim non si occupa di politica, rispetta le tradizioni, la sua cultura e la sua gente. E’ orgogliosa del suo Paese e non manca di farne conoscere le bellezze ogni qualvolta ne parla. Questo significa che la vera passione non conosce i limiti del pregiudizio e che, come lei dice: “Di fronte alla gravità siamo tutti uguali, uomini, donne, iraniani, tedeschi o italiani”. Un’esile grande donna che ci insegna a credere con coraggio nelle nostre idee, ci invita a seguire la nostra strada, anche lungo sentieri mai prima percorsi, in una nuova dimensione che riposiziona l’uomo di fronte ai suoi limiti relativizzando la sua smania di controllo, e riconsidera il potere delle sue ideologie.

Hai detto che volevi essere forte come un uomo. È questo il motivo della tua scelta nello sport?
«Volevo essere forte come un uomo, perché vedevo come la presunta debolezza delle donne le penalizzasse. E’ importante che ognuno sia libero di esprimere sè stesso. Di fronte alla legge di gravità siamo tutti uguali e questo mi piace».

Quali sono le tue sensazioni quando sali?
«Quando salgo sento che io e le rocce parliamo e danziamo insieme. Sento di essere in armonia con la natura e quando fallisco in una mossa, sono io che faccio l’errore. La roccia è eterna, io sono nel suo ambiente e le devo rispetto».

Il superamento dei limiti verticali è un modo per dare alle donne nuovi spazi di vita?
“Sì, nella vita è necessario superare i propri limiti, affrontare le proprie paure per imparare a conoscersi”.

Come vivi il rapporto con la montagna e la sua natura rigorosa?
«Amo immergermi nella natura. Il potere e l’energia che emana mi influenza e libera la mia mente da tutto il resto».

Pensi che il tuo esempio possa aiutare a superare alcuni pregiudizi sulle donne?
«Sicuramente sì, ma non solo riguardo alle donne. Vale per chiunque: nessuno può fermarti se vuoi veramente qualcosa».

Perché pensi che le donne siano giudicate deboli?
«Ora non la penso più così. Il mondo che ci circonda ci manda sempre messaggi in questo senso e spesso sono le donne stesse a pensarlo. E’ molto più facile vivere secondo le regole per non avere problemi, anche se questo vuol dire essere deboli. Ma secondo la mia filosofia: “facile non è bene!».

Cosa ti aspetti dal futuro?
«Ancora arrampicarmi, arrampicarmi in tutti i Paesi. Essere in grado di ottenere il visto per ogni dove. Scalare più pareti diverse, percorrere nuove vie e nuove esperienze. Sempre a contatto con la natura».

Da tempo insegni ai bambini ad arrampicarsi. Quale messaggio vorresti trasmettere alla nuova generazione?
«Segui sempre i tuoi sogni. Niente può fermarti».

Quali lezioni ti ha insegnato la montagna?
«Ho capito che non puoi andare contro la Natura. Devi rispettarla, accettarla e capirla. Ho imparato a misurarmi con i miei limiti per riuscire
a superarli. Non ci si può imporre, si deve rispettare per essere rispettati e trovare così il proprio posto nel mondo».

 

Emanuela Bressan è una donna disabile, orgogliosamente disabile viene da dire conoscendola, perché lei con molta sincerità dice: «La mia vita sulle ruote non è troppo male, anzi».
Se c’è qualche cosa che non le piace è la mancanza di conoscenza da parte delle persone, che finisce per causare grandi difficoltà.
Ironica, intelligente e molto sensibile, Emanuela racconterà a Vivijesolo com’è la sua vita da disabile, tra episodi divertenti e altri scomodi: perché tutto potrebbe diventare un po’ più facile se solo ci fosse un minimo di accortezza da parte di tutti.

Per scrivere a Emanuela Bressan:
soloabili@yahoo.it

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