Nello spazio c’è posto per tutti

Dopo 11 anni ripartono le selezioni per la ricerca dei nuovi equipaggi di astronauti europei, e per la prima volta , l’Esa (Agenzia Spaziale Europea) apre la possibilità anche ai disabili!

E’ una vera svolta nella percezione del concetto di “disabilità”. Nonostante Luca Parmitano dica: “Sia io che gli altri miei colleghi astronauti, abbiamo sempre contrastato il concetto di astronauti-super eroi“, per i fortunati astronauti disabili che saranno selezionati, sarà invece come un salto, non solo nell’iperspazio fisico, ma soprattutto in un mondo lavorativo fino ad ora impensabile da raggiungere. Il nucleo di questa azione “inclusiva” è il progetto Parastronaut Feasibility Project per il quale l’Esa ha stanziato un milione di euro iniziali e aperto un filo diretto con il Comitato Paralimpico Internazionale per individuare i diversi tipi di menomazioni, e studiare un elenco delle disabilità ammissibili.

Le selezioni che si sono concluse lo scorso 28 maggio, hanno preso in esame al momento solo menomazioni agli arti inferiori (amputazioni o deficit congeniti) o una differenza di lunghezza delle gambe (arti mancanti o accorciati alla nascita o in seguito a traumi) e persone di bassa statura (130 cm). Mentre il requisito essenziale ed inderogabile per tutti, “normali” o “disabili”, è che i candidati siamo “individui qualificati psicologicamente, cognitivamente, tecnicamente”

Per andare più lontano di quanto abbiamo mai fatto prima, dobbiamo allargare i nostri orizzonti più che mai”, ha commentato Jan Worner, direttore generale dell’Esa. E poiché andare lontano ci affascina quasi quanto allargare i nostri orizzonti, abbiamo voluto fare qualche approfondimento direttamente con Guillaume Weerts, capo dell’equipe medica del centro spaziale europeo. Volete saperne di più? Ecco cosa ci ha risposto

Com’è nata l’idea di aprire il programma spaziale ai disabili?

L’ESA è già impegnata in un processo di inclusività per avere una forza lavoro più equilibrata, più in linea con la società nei suoi stati membri. L’apertura delle attività di volo spaziale professionale a un gruppo più ampio di persone è anche un obiettivo perseguito dai professionisti della medicina spaziale di tutto il mondo quando adattano regolarmente i criteri di selezione medica degli astronauti. Era semplicemente naturale che i due processi si fondessero e che un’agenzia spaziale si occupasse della questione delle persone disabili nello spazio.

Quali sono le principali difficoltà logistiche nell’integrazione dei disabili nel programma di addestramento degli astronauti?

I voli spaziali rimangono un’attività rischiosa. La sfida nella preparazione e nell’attuazione dei voli spaziali umani consiste nel gestire i molti rischi possibili. Quando si considera la partecipazione di persone disabili ai voli spaziali, è necessario valutare i rischi per la persona, i rischi per gli altri membri dell’equipaggio e i rischi per la missione. A titolo di esempio, citerei un’evacuazione d’emergenza della capsula sulla rampa di lancio, per la quale sono richieste autonomia e velocità.

Una mancanza di velocità aumenta il rischio per la persona, una mancanza di autonomia aumenta anche i rischi per l’intero equipaggio. Tutte le fasi di una missione spaziale devono essere analizzate considerando i tre aspetti dei rischi citati in precedenza e devono essere individuate soluzioni alternative specifiche quando tali rischi superano quanto ritenuto accettabile. Ma non tutte le soluzioni alternative saranno realizzabili.

Quale tipo di disabilità è stata considerata ammissibile al programma e perché?

Ci sono molti tipi di disabilità. Ognuno dei quali ha il proprio spettro di maggiori rischi. E’ stato utilizzato l’elenco delle disabilità ammissibili del Comitato Paralimpico Internazionale per una valutazione preliminare che valuta quale attività o capacità essenziale durante una missione spaziale sarebbe compromessa da una certa disabilità.

Poiché il progetto ESA Parastronaut è un progetto di fattibilità, di cui dobbiamo anche convincere i nostri partner internazionali, abbiamo eletto le disabilità per le quali pensavamo di poter fornire soluzioni e avere, in un lasso di tempo prevedibile, una persona disabile che adempia ai doveri di un professionista astronauta dell’ESA. Ovviamente non c’è giudizio in questa scelta e stiamo tutti cercando di estendere questo elenco il prima possibile.

Quale è stata la risposta dei disabili?

Il progetto è stato ben accolto e il numero di persone che si è candidato al progetto è stato molto al di sopra delle nostre aspettative.

Alcune critiche sono arrivate sull’elenco limitativo delle disabilità ammissibili. Come accennato, questo è solo un punto di partenza e si svilupperà gradualmente.

Quali sono i requisiti di base per un astronauta disabile?

I requisiti di base (istruzione, età, esperienza,…) sono gli stessi degli altri astronauti. L’intenzione è quella di selezionare persone in grado di svolgere le stesse attività degli altri astronauti e non ci saranno requisiti differenti.

Quali saranno le maggiori difficoltà che sorgeranno nel far lavorare i disabili con colleghi normodotati?

La sfida più grande sarà la definizione delle modifiche alle procedure, ovvero all’hardware e ai veicoli, necessarie per consentire alle persone disabili di svolgere tutti i compiti assegnati.

Come è stata accolta l’iniziativa dall’opinione pubblica?

Abbiamo avuto molti feedback positivi. Questo è per noi un grande incoraggiamento e la prova che questo progetto è in sintonia con la società dei nostri Stati membri.

Possiamo scegliere di guardare al futuro da più angolazioni. Stavolta scegliamo di guardarlo da una posizione privilegiata: le stelle. E speriamo che in queste stelle sia finalmente scritto un futuro di piena inclusività per ogni tipo di “terrestre”. Se anche l’Esa ci crede, perché non farlo noi?

Emanuela Bressan

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è una donna disabile, orgogliosamente disabile viene da dire conoscendola, perché lei con molta sincerità dice: «La mia vita sulle ruote non è troppo male, anzi». Se c’è qualche cosa che non le piace è la mancanza di conoscenza da parte delle persone, che finisce per causare grandi difficoltà. Ironica, intelligente e molto sensibile, Emanuela racconterà a Vivijesolo com’è la sua vita da disabile, tra episodi divertenti e altri scomodi: perché tutto potrebbe diventare un po’ più facile se solo ci fosse un minimo di accortezza da parte di tutti. Per scrivere a Emanuela Bressan: soloabili@yahoo.it

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