Per un tuffo dove l’acqua è più blu…

Vale la pena spezzarsi la schiena? è una domanda che forse potremmo farci quando ormai è troppo tardi. Come è successo a Domenico.
Domenico Favro nel 1990 è un ragazzo di 20 anni con la passione per la cucina. Studia, ma le vacanze estive le passa a lavorare nelle cucine degli alberghi o dei ristoranti. Ufficialmente per guadagnare qualcosa, ufficiosamente per imparare il mestiere. La sua idea è di fare diventare la sua passione per la cucina un lavoro vero. E non è neanche troppo improbabile perché, a detta dei suoi chef, è piuttosto bravo. In quell’estate dei suoi 20 anni è a Jesolo. Lavora come cuoco in un ristorante piuttosto importante. Quel pomeriggio è in riposo e, naturalmente, raggiunge i suoi amici che lo aspettano in spiaggia.
Partita di pallavolo, gelato e poi sul pontile ad attaccare bottone con quelle belle tipe che da un po’ lo guardano ridendo. è proprio una bella vita. Il futuro è un tuffo nelle sorprese che la vita gli riserva, forse il lavoro dei suoi sogni, amici simpatici, qualche amore vero. Il sole brilla sulla spiaggia e sulle sue aspettative. Niente può andare storto. E, a proposito di tuffi, è arrivato il momento di entrare in acqua.

Domenico si tuffa dal pontile. Un impatto violento. Riapre gli occhi e vorrebbe uscire dall’acqua per respirare ma si accorge di non riuscire ad alzarsi, non controlla più le gambe. Le vede dietro di se, come due appendici immobili e passive. Le onde lo sollevano un po’ e con le braccia cerca di riprendere l’equilibrio, ma fatica a stare a galla. Cerca l’aiuto degli amici ma questi, convinti che stia scherzando, cercano di ributtarlo sotto. Finalmente capiscono che non è uno scherzo e corrono ad aiutarlo cercando di sollevarlo. In due lo alzano per le braccia e lo trascinano a riva. Questa manovra gli farà perdere in parte anche l’uso delle mani! Il cervello è il ricettore di tutti i messaggi neurologici del nostro corpo. Ogni singolo organo comunica con il cervello e da questo riceve gli impulsi di risposta attraverso le fibre neuronali, la maggior parte delle quali si trova nel midollo spinale. Una specie di fascio di cavi elettrici che se tagliati, danneggiati o spezzati, interrompono tutte le interazioni col cervello. Nel caso di Domenico la manovra di trasporto a riva sollevato per le braccia, che gli ha senza dubbio salvato la vita, ha teso però ulteriormente la colonna vertebrale, spezzando anche quelle fibre nervose che comunicavano con le mani.

Per Domenico inizia il lungo cammino di riabilitazione e, soprattutto, di presa di coscienza della sua nuova vita. Ma è un tipo positivo lui! Passata l’inevitabile fase di dolore, subentra il lavoro di ricostruzione, concentrato non su quanto aveva perduto, ma su quello che gli restava. “Odiavo quando mi guardavano e dicevano poaret! Avrei voluto urlare a tutti Io sono sempre io, è cambiato l’involucro, non la sostanza! Come fate a non vederlo?” Ma se lui non è cambiato, è il mondo che è cambiato per lui, con tutti i limiti che ora gli impone. Comincia così ad interessarsi a tutte le possibili iniziative e progetti sull’accessibilità e l’inclusione fino a diventare una specie di guida indiscussa a livello locale, i cui suggerimenti sono ora incontestabili direttive. Domenico è oggi consigliere comunale e capogruppo di maggioranza con delega per cultura, archeologia e turismo del Comune di Concordia Sagittaria. Se gli chiedi “Domenico, ti senti un uomo sfortunato?” ti guarda sornione e risponde: “Scherzi? Non sono sfortunato! Posso fare quasi tutto più o meno come prima, ho imparato un sacco di cose, ho conosciuto belle persone, ho fiducia nel futuro: non sono paraplegico, sono paraculo!”. E comincia a ridere come ridono gli uomini che hanno affrontato mostri spaventosi e hanno vinto sulle paure.

Emanuela Bressan è una donna disabile, orgogliosamente disabile viene da dire conoscendola, perché lei con molta sincerità dice: «La mia vita sulle ruote non è troppo male, anzi».
Se c’è qualche cosa che non le piace è la mancanza di conoscenza da parte delle persone, che finisce per causare grandi difficoltà.
Ironica, intelligente e molto sensibile, Emanuela racconterà a Vivijesolo com’è la sua vita da disabile, tra episodi divertenti e altri scomodi: perché tutto potrebbe diventare un po’ più facile se solo ci fosse un minimo di accortezza da parte di tutti.

Per scrivere a Emanuela Bressan:
soloabili@yahoo.it

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