San Donà ricorda i 60 anni dalla Grande Alluvione

Il Festival Reitia trasforma la memoria in consapevolezza per il futuro

Sessant’anni dopo, il ricordo dei drammatici giorni del novembre 1966 torna a vivere, trasformandosi in un’occasione di riflessione collettiva sul rapporto tra uomo, acqua e territorio. San Donà di Piave si prepara a commemorare il 60° anniversario della Grande Alluvione attraverso la seconda edizione del Festival Reitia, in programma dal 4 al 7 novembre, con un calendario di incontri, mostre, approfondimenti scientifici e spettacoli dedicati alla memoria e alla sostenibilità ambientale.

Era il novembre del 1966 quando una delle più gravi calamità naturali della storia italiana colpì oltre seicento comuni. Anche San Donà pagò un prezzo altissimo quando le acque dei collettori di bonifica Grassaga, Bidoggia e Navigabile invasero il territorio, costringendo quasi mille persone ad abbandonare le proprie abitazioni. Una ferita rimasta impressa nella memoria collettiva, che oggi diventa il punto di partenza per interrogarsi sulle fragilità del territorio e sulle sfide imposte dai cambiamenti climatici.

«Il sessantesimo anniversario della Grande Alluvione rappresenta un momento particolarmente significativo per la nostra comunità – sottolinea il sindaco Alberto Teso –. Ricordare quanto accaduto nel 1966 significa rendere omaggio a chi ha vissuto quei giorni drammatici, ma soprattutto comprendere quanto sia importante continuare a investire nella tutela del territorio. Con Reitia vogliamo costruire una maggiore consapevolezza collettiva, mettendo in dialogo memoria storica, rispetto ambientale e sviluppo urbano. È una responsabilità che abbiamo verso le generazioni future, perché conoscere il passato significa anche imparare a prevenire i rischi di domani».

Il festival, che ha visto la prima edizione nel maggio 2025 e intitolato all’antica divinità paleoveneta associata alla natura e alle acque, punta a consolidarsi come appuntamento stabile di confronto sul futuro del territorio.

«Ci sono immagini e testimonianze che attraversano le generazioni e continuano a raccontare l’identità di una comunità – spiega Sara Campaner, direttrice dei Musei Civici Sandonatesi –. L’alluvione del 1966 appartiene a questo patrimonio condiviso. A sessant’anni di distanza vogliamo trasformare il ricordo in uno strumento di conoscenza, capace di coinvolgere soprattutto i giovani. Attraverso documenti, fotografie e testimonianze dirette, il passato torna a parlarci e ci invita a riflettere sulla fragilità dei luoghi che abitiamo. Custodire questa memoria significa rafforzare la consapevolezza e la responsabilità di ciascuno nella protezione del territorio».

Il programma si aprirà il 4 novembre alle 18, in Sala Ronchi, con il convegno del Consorzio di Bonifica dedicato alle criticità e alle prospettive della sicurezza idraulica, con gli esperti Luigi D’Alpaos e Marco Mancini. 

Il 5 novembre, alle 9, la Galleria Civica inaugurerà la mostra storico-fotografica “1966 – La Grande Alluvione”, visitabile fino al 29 novembre e arricchita da un documentario con le testimonianze dei cittadini. 

La mostra è curata dai Musei Civici Sandonatesi con la preziosa collaborazione della famiglia Battistella che ha messo a disposizione materiale inedito dell’archivio di Angelino Battistella.

Sempre il 5 novembre, alle 10, il Centro Culturale Da Vinci ospiterà gli studenti delle scuole per la proiezione del docufilm “Mar de Molada”, alla presenza del regista Marco Segato.

Il 6 novembre spazio al racconto attraverso la musica, con “Acque lente” al Museo della Bonifica, e al cortometraggio “Ci siamo tenuti a galla – Voci dell’alluvione del ’66”, in Sala Sassoli. Particolarmente significativa la giornata del 7 novembre, dedicata all’Osservatorio del Cittadino, con convegni, attività per le scuole e incontri con i volontari della Protezione Civile in piazza Indipendenza. Attività che permetteranno di approfondire i rischi idraulici e gli strumenti di prevenzione. 

In serata, alle 21, il Teatro Astra ospiterà “H₂OMIX” della RBR Dance Company, uno spettacolo dedicato al valore dell’acqua e alla fragilità della natura. Il programma proseguirà il 20 novembre con una seconda esperienza di ascolto musicale al Museo della Bonifica.

Un percorso che unisce memoria, scienza, cultura e partecipazione, con l’obiettivo di trasformare il ricordo della Grande Alluvione in un patrimonio condiviso di conoscenza e responsabilità. Il Festival Reitia vuole infatti andare oltre la semplice commemorazione, offrendo ai cittadini gli strumenti per comprendere le trasformazioni del territorio, le sue fragilità e l’importanza della prevenzione. Un’occasione di confronto tra generazioni, nella consapevolezza che la sicurezza e la tutela dell’ambiente rappresentano una responsabilità collettiva, da costruire attraverso conoscenza, collaborazione e partecipazione attiva.

«Invito tutta la cittadinanza a prendere parte agli appuntamenti di Reitia, perché questo festival non vuole essere soltanto un momento di ricordo, ma soprattutto un’opportunità di crescita per la nostra comunità – conclude il sindaco Alberto Teso –. Abbiamo voluto proporre iniziative capaci di coinvolgere pubblici diversi, dagli studenti agli adulti, dagli esperti alle famiglie, perché la conoscenza del nostro territorio e dei suoi rischi deve appartenere a tutti. A sessant’anni da quella tragedia, il modo migliore per onorare il passato è impegnarci insieme per costruire un futuro più sicuro, consapevole e sostenibile».

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