Leonardo Graziano «guardo il mondo con Naruto»

Attore,, doppiatore, voce di personaggi iconici dell’animazione e delle serie tivù come Naruto Uzamaki e Sheldon Cooper, Leonardo Graziano è un “mito” per chi segue questo mondo. Incontrato nella magica cornice di “San Donà Fumetto”, ci ha svelato i segreti del suo lavoro. E noi abbiamo preso appunti…

Leonardo, come ti sei avvicinato al mondo del doppiaggio?

«Fin da ragazzo avevo una forte passione per l’arte e la recitazione. Dopo il diploma ho deciso di seguire questa strada iscrivendomi all’accademia. Si studiava di tutto: dizione, recitazione, improvvisazione, tecnica del movimento e, naturalmente, doppiaggio. Quella è stata la prima scuola “seria” che ho frequentato. Durante quegli anni andavo spesso a seguire i turni di doppiaggio. All’epoca si poteva ancora assistere, parliamo di quasi trent’anni fa. Un giorno, per caso, mancò un attore al leggio e mi chiesero di provare. Io ero solo al primo anno, ma accettai. Da quella battuta nacque tutto: fu la scintilla che mi diede il coraggio di continuare».

Quindi è stato davvero un incontro fortunato. Ti ricordi il tuo primo ruolo importante?

«Sì, fu con una serie anime Medarot, trasmessa su Rai Due nel 2001. Interpretavo il protagonista, Ikki Tenryo. Era un periodo d’oro per i cartoni animati e quello fu il mio primo ruolo da protagonista, 52 episodi!».

C’è molta differenza tra doppiare un cartone e un attore reale?

«Non così tanta come si potrebbe pensare, perché devi sempre metterci tutto te stesso.
Però, tecnicamente, gli anime sono più difficili: i personaggi spesso non respirano come esseri umani, hanno frasi lunghissime senza pause e tu devi adattarti al labiale disegnato. È un lavoro di precisione e resistenza. Il cartone animato ti chiede di dare un’anima a qualcosa che non esiste, e per questo serve il doppio dell’energia, della tecnica e dell’emozione».

La tua voce è legata indissolubilmente a Naruto…

«Naruto è un personaggio che vive un’incredibile evoluzione: urla, ride, soffre, ama, cresce.
È un vero ventaglio di emozioni. Interpretarlo è stato un privilegio, perché mi ha insegnato tanto anche come persona. Nella sua fragilità e ingenuità compie un percorso straordinario, diventando ogni giorno migliore e mantenendo ideali puri. Grazie a lui sono migliorato anch’io, e credo che una parte della sua voce, e della sua anima, sia anche mia».

Quanto ti senti simile a Naruto?

«Non molto, in realtà (ride). Vorrei avere anche solo un quarto della sua dedizione verso gli altri.
Io sono positivo e buono, ma ho imparato anche a difendere i miei spazi e i miei egoismi. Naruto, invece, vede il buono nelle persone e fa di tutto per salvarle».

Ti capita di rivedere la serie?

«Lavoro tanto e non ho molto tempo per guardare la tivù. Però mi arrivano spesso clip e messaggi dai fan. Alcuni mi scrivono che la voce di Naruto li ha aiutati nei momenti difficili, persino a combattere la depressione. Quando leggo certe parole mi commuovo davvero. Penso che questo sia lo spirito vero della serie: Naruto ha salvato molte persone. E, in certi momenti, ha salvato anche me».

La tua voce è, poi, la protagonista di The Big Bang Theory: com’è essere Sheldon?

«Dodici stagioni di The Big Bang Theory, più altre cinque di Young Sheldon! Un viaggio incredibile.
All’inizio Sheldon era quasi un comprimario, poi è diventato il centro di tutto. È un personaggio atipico, con un’intelligenza straordinaria. Tecnicamente è stato impegnativo, perché parla a velocità altissime. Ma è stata una sfida bellissima, soprattutto nel finale, quando Sheldon vince il Nobel e ringrazia i suoi amici: una scena che ci ha commossi tutti».

Hai provato malinconia quando la serie è finita?

«In realtà no, ero felice che finisse nel momento giusto. Le cose belle devono avere un inizio e una fine. The Big Bang Theory ha avuto alti e bassi, ma è rimasta una pietra miliare delle sitcom. E ha avuto un merito enorme: la riscossa dei nerd. Venti o trent’anni fa essere un nerd era quasi una condanna, oggi è un valore aggiunto. E questa serie ha contribuito a cambiare quella percezione».

Adoro ogni forma d'Arte, l'importante è che venga dall'anima. Suonare, cantare, disegnare leggere e vivere il cinema sono le mie passioni.

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