A bracciate sullo Stretto
Roberto Fabris è un atleta dell’associazione Jesolonuoto. Alla soglia dei 70 anni, insieme ad altri tre nuotatori (Roberto Colla, Cristiano Vallese e Samuele Romani), lo scorso 22 giugno ha compiuto quella che lui definisce “l’impresa che ogni nuotatore sogna”, la traversata dello Stretto di Messina.

Quando hai deciso di affrontare la traversata?
«A gennaio, dopo avere preso contatto con l’organizzazione Sicilia Open Water e con altri tre nuotatori della Jesolonuoto».
Com’era organizzata la traversata?
«Erano 3,5 chilometri in favore di corrente, dalla Sicilia alla Calabria. Eravamo trenta nuotatori provenienti da tutta Italia, con l’appoggio di una barca ogni tre e sotto sorveglianza medica per tutto il tragitto».
Quanto tempo hai impiegato per completarla?
«Un’ora e otto minuti».
Qual è stato il momento più difficile durante la nuotata?
«Non ho avuto momenti critici, anche perché nuoto tre o quattro volte alla settimana e mi sono sempre sentito all’altezza della situazione».
Hai incontrato condizioni particolari del mare? Ci sono anche pesci spada in quel tratto di mare, non hai avuto paura?
«Non ho avuto paura. Il tratto di mare era calmo. Nuotando, pensavo alla profondità del mare di oltre 200 metri, ma in un’acqua trasparente e con una temperatura ideale. Non ho visto pesci spada, ma c’erano diverse barche da pesca».
Che emozioni hai provato prima e dopo l’impresa?
«Un’emozione forte alla partenza e un grande senso di rilassamento all’arrivo».

Cosa ti ha spinto a tentare questa impresa?
«Io nuoto da oltre vent’anni a livello agonistico ed era da sempre il mio grande sogno da realizzare».
Che tipo di preparazione fisica hai seguito per affrontarla?
«Ho nuotato per mesi quasi tutti i giorni».
Che significato ha avuto per te questa impresa?
«È l’obiettivo più alto da raggiungere nella vita di un nuotatore e poi l’abbiamo dedicata al nostro presidente Roberto Giacchetto, venuto a mancare lo scorso gennaio. Roberto aveva già fatto la traversata dello Stretto di Messina e mi aveva dato alcune dritte per poterla fare».
Cosa diresti a chi pensa che “a una certa età” non si possano più affrontare sfide così impegnative?
«Non c’è un’età proibitiva, se provi un amore grande per il nuoto e fai tanto allenamento. Io faccio circa 400 chilometri di nuoto all’anno e ho alle spalle 350 gare in piscina e in acque libere».







