Disegno la Magia

Dalla copertina italiana di Harry Potter alle aule dell’Accademia di Belle Arti, Serena Riglietti ha fatto della fantasia il suo linguaggio. Illustrazioni poetiche, mondi pieni di magia e una carriera costruita con passione. Sarà ospite, sabato 30 e domenica 31 agosto, al Games & Comics Festival, in piazza Mazzini, per incontrare i fan e raccontare il suo viaggio creativo.

Com’è iniziato il tuo percorso nel mondo dell’illustrazione?

«Già dalle scuole superiori sapevo che questo sarebbe stato il mio mestiere. Ho frequentato il liceo artistico e poi l’Accademia di Belle Arti a Urbino e seguivo privatamente anche un corso da un illustratore».

C’è stato un momento in cui hai capito che questa sarebbe diventata la tua professione?

«Fin da giovanissima ho sempre voluto fare l’illustratrice e sapevo che sarebbe stato così. Per me non esiste qualcosa di impossibile, se desideri qualcosa veramente, riesci a realizzarla».

Chi o cosa ha influenzato maggiormente il tuo stile artistico?

«Quando ero più giovane, ho amato tantissimo Lisbeth Zwerger, un’illustratrice austriaca. Lei non riempie le illustrazioni con elementi visivi ma si concentra soprattutto sul rapporto che c’è fra i personaggi che disegna, tanto che, a volte, ti viene da avvicinare l’orecchio alla pagina per sentire cosa si dicono. La mia illustrazione è, però, più vicina al mondo anglosassone, con influenze che derivano dai luoghi in cui sono cresciuta e in cui abito».

Come sei arrivata a illustrare la prima edizione italiana di “Harry Potter”?

«Oggi, nel mondo del lavoro, si contattano le persone soprattutto attraverso i social. Io, invece, ho preso una cartella con i miei disegni, sono andata a Milano e ho letteralmente bussato alle case editrici; cosa che non si fa più. Ero in corso Italia, dove c’era la sede della casa editrice Salani, e ho chiesto di salire per mostrare il mio book di disegni. Di lì a poco mi hanno contattata per illustrare “La casa delle bambole non si tocca” di Beatrice Masini e, durante un capodanno, mi hanno chiamata per dirmi che avevano scelto me per illustrare “Harry Potter”».

Qual è l’illustrazione a cui sei più affezionata?

«Sicuramente la copertina di “Harry Potter e l’ordine della Fenice”, perché l’ho confezionata il giorno in cui è nato il mio primo figlio, Francesco, e l’ho consegnata dalla corsia dell’ospedale. Sullo sfondo ho aggiunto la scritta “Refecta mea vivo mortis” (“Rinascita dalla mia morte”) che è proprio il senso della Fenice, che muore e rinasce dalle sue ceneri. E, mentre la stavo disegnando, riflettevo che anch’io, nel momento in cui fossi diventata mamma, sarei rinata una persona diversa».

Mancano la prima e l’ultima lettera della frase, come mai?

«Io ho voluto semplicemente dare un senso di dinamicità al disegno e da lì si è creato un grande alone di mistero attorno a questa scelta».

Come nasce una tua illustrazione?

«Io sono un po’ visionaria, le cose me le immagino. Nella maggior parte dei casi le mie opere sono frutto di una traduzione in segno di quello che è un concetto precedente. Io considero il disegno una scrittura, solo che è una scrittura per immagini, invece che attraverso un alfabeto».

Che rapporto hai con i tuoi fan?

«Ottimo! Sono molto lusingata e grata del fatto che ci siano persone che ancora oggi, dopo tutti questi anni, mi aspettano. A volte penso di non meritare tutto questo, perché io faccio una cosa che mi piace fare, disegnare, e immagino che ci siano tante persone che fanno cose che amano a cui, però, non viene data la giusta importanza».

Cosa pensi della sempre più presente Intelligenza Artificiale nel mondo della creatività?

«Tutti sono preoccupati dell’Intelligenza Artificiale, con la quale è possibile creare immagini di qualsiasi genere, però è l’originalità la cosa più importante, quella che contiene anche un margine di errore, quello sguardo umano, quella visione personale che non rientra per forza nei canoni della bellezza, ma che rende il nostro lavoro diverso, unico».

C’è un universo narrativo o una saga che ti piacerebbe illustrare in futuro?

«Sicuramente c’è un libro, un grande classico che ho già illustrato che è  “Peter Pan nei Giardini di Kensington”. È un libro a cui sono molto legata ma non sono soddisfatta di alcune tavole e lo vorrei rifare daccapo».

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