Federica Pellegrini: «lasciateli divertire»
Il messaggio ai genitori della divina del nuoto mondiale
Ora che nel suo curriculum compare la parolina “ex”, prima di “nuotatrice”, Federica Pellegrini ha potuto dedicarsi ad un progetto cui teneva particolarmente: Fede Academy. A Livigno, terra a lei molto cara, con il marito Matteo Giunta, un luogo dedicato ai giovani. “È un nuovo modo per vivere il nuoto”, si legge nel suo sito, carico di passione. Ne ha parlato nella sua ultima tappa della presentazione del suo libro “Oro”, al Teatro Toniolo di Mestre. Ed ha approfittato per lanciare un messaggio ai genitori.
Federica, l’Academy è un progetto cui tenevi molto…
«È un progetto sul quale io e Matteo, che è stato il mio allenatore negli ultimi dieci anni, lavoriamo da quasi un anno e mezzo e finalmente siamo riusciti a partire. A Livigno perché credo che una Academy del genere in un un po’ sperduto prenda ancora di più valore. Una grande soddisfazione ed un grande successo».
Chi vi partecipa?
«Ragazzi dai 7 ai 18 anni, suddivisi per corsi. Però è stato bello constatare come il 90% delle partecipazioni le ho avute dalle ragazze. In un momento in cui il nuoto maschile è molto più fortunato del femminile questo risvolto mi ha fatto molto piacere. Sono contenta di avere cambiato le carte in tavola sulle considerazioni nei confronti di questo sport».

Ho letto che vieni avvicinata da alcuni genitori che ti chiedono come possono diventare campioni i loro figli: tu cosa gli rispondi?
«Di farli divertire. Fondamentalmente non c’è una ricetta per farli diventare campioni. C’è un connubio di doti naturali, indipendentemente dallo sport che fai, poi tanta determinazione, tanta forza di volontà di volere fare quello tutti i giorni della tua vita. Non esistono le ricette perfette, dipende da te. I genitori non devono fare molto se non quello che dovrebbero fare veramente, ovvero supportare, a volte anche sopportare, i ragazzi nel loro percorso. Però, ripeto, prima di tutto, i ragazzi si devono divertire».

E magari lasciamoli anche sbagliare?
«Certo: lasciateli sbagliare. Io stessa posso dire di essere diventata quella che sono anche con gli errori che ho commesso, uniti alla determinazione nel rialzarmi. Oggi sembra ci sia la fobia del fallimento. Nello sport il fallimento lo vivi subito, da quando approcci le prime competizioni; ed è una bellissima scuola di vita, perché è nella vita di tutti i giorni che trovi sempre degli intralci».
Considerazioni a margine.
Come molti altri lettori, ho divorato “Oro”. Ed è stata una esperienza emozionante. È un libro intenso, profondo, ben scritto (si vede la mano di Elena Stancanelli e questa è una nota di merito anche per la scelta di Fede), coraggioso e, in qualche modo, rivelatore. Perché aiuta a capire. La ragazza, la donna, l’atleta, la campionessa. Senza paraventi, con sincerità e trasparenza. Solo una divina poteva decidere di scrivere un libro del genere. Chapeau.










