La famigerata baia del re
Esiste un piacevole e tranquillo quartiere a Venezia, fuori dai circuiti turistici tradizionali che, fino a 30 anni fa, evocava immagini di turpitudine. Chi veniva dalla Baia del Re era etichettato come delinquente.

Prima che negli anni ’90 si realizzassero qui delle case popolari, era una sacca di emarginazione, una sorta di frontiera interna della città, che periodicamente sprigionava teppisti e delinquenti, un luogo di missione per i frati del vicino convento di San Giobbe. La storia dietro questo nome singolare iniziò nel 1923 quando una nuova legge di liberalizzazione degli affitti autorizzò una vasta campagna di sfratti che coinvolse migliaia di persone; alcuni trovarono alloggio in aree periferiche e altri (i peggiori) furono sistemati nell’ex centralissima caserma Manin (per una beffa della sorte ora sede di un comando di carabinieri). Questo luogo del malaffare popolato da accattoni interferiva con il quadro della Venezia monumentale che si voleva costruire per la promozione turistica, quindi i miserabili, nel 1929, vennero nuovamente sfrattati e sistemati in 224 appartamenti di recente costruzione nella sacca di San Girolamo.
Ma cosa c’entra, penserete voi, con la Baia del Re? Sacca San Girolamo è il nome originario della baia in questione e il perché viene chiamata così è presto detto: nel 1928 l’aviatore Umberto Nobile partì per una spedizione con un dirigibile al Polo Nord, conclusasi tragicamente. Le operazioni di soccorso furono lunghe e difficili e la vicenda ebbe un’enorme risonanza nell’Italia fascista. L’ultima tappa della spedizione, dalla quale Nobile partì per il rientro, fu la Baia del Re, sulle isole Svalbard, le isole più settentrionali del Mar Artico, un posto gelido. Sacca San Girolamo è situata all’estremo Nord della città e in certe giornate d’inverno il freddo dev’essere stato così intenso da far pensare ai poveri confinati in quella zona che sembrava loro di trovarsi nella “Baia del Re”.








