Trasformare la realtà in parole

Arianna Porcelli Safonov, è stata una delle protagoniste della prima edizione di Festival Aqua. Noi l’abbiamo incontrata. Nata a Roma da papà russo e mamma ligure, ha vissuto a New York e a Madrid e ha lavorato per dieci anni nell’organizzazione di eventi internazionali, viaggiando con le produzioni fino al 2010, quando ha deciso di lasciare la sua professione per dedicarsi alla scrittura.

Dal 2015 è in tour con diversi progetti di satira e critica umoristica al costume sociale italiano. È protagonista su laeffe, la tv di Feltrinelli, del programma “Scappo dalla città”.

Arianna, lo spettacolo che hai portato a Jesolo, “Lo stile e l’acqua” è un canto d’amore alla moda: perché questa scelta?

«Perché la mia formazione passa proprio attraverso questo, sono laureata in Lettere e Filosofia con indirizzo in Storia del costume. Quand’ero giovane sognavo di diventare una giornalista di settore, alla Natalia Aspesi per intenderci, volevo scrivere della moda come cultura».

Beh, a parlare di moda in qualche modo ci sei riuscita…

«Nello spettacolo infatti parlo di Irene Brin, la prima giornalista di moda che abbiamo avuto. Una donna di grande cultura, intelligenza e stile. Una penna straordinaria, all’inizio della carriera impegnata come inviata di guerra. Poi, ha iniziato a scrivere di cani schiacciati…».

Di cani schiacciati?

«Era il nome con cui, in gergo giornalistico, negli anni Cinquanta venivano chiamati gli articoli di moda, ritenuti frivoli, forse perfino inutili. Quando è arrivata lei è cambiato tutto, perché ci si è accorti che scrivere di cose frivole è una cosa dannatamente seria».

A proposito di moda, Lina Sotis nel suo ultimo libro dedicato al bon ton dice testualmente: “Essere eleganti non è una questione essenziale. Essere educati, sì”. Che ne pensi?

«Non sono per niente d’accordo, non si può essere educati senza essere eleganti. E viceversa».

Riesci a giocare con le parole in maniera straordinaria: quando hai scoperto di avere questo dono?

«Non se sia corretto definirlo così, ma diciamo che quando andavo a scuola il tema era l’unico strumento che mi permetteva di ottenere un risultato decente. La verità è che mi è sempre piaciuto leggere e scrivere, ma soprattutto mi ha sempre appassionato tradurre le cose e le situazioni, apparentemente anche le più banali, in parole. Le parole sono in grado di trasformare la realtà e questa cosa mi diverte tantissimo».

Oggi ai giovani piace parlare corsivo….

«Non ho ancora capito bene cosa sia e, se devo dirla tutta, saperlo mi interessa davvero poco».

Dai, semplificando: significa allungare le vocali, parlare diventa quasi una cantilena…

«Guarda, questa cosa del corsivo è in realtà uno spunto interessante per parlare del dialetto. Una cosa che mi stupisce e mi indigna e che molti ragazzi parlino in corsivo ma non conoscano il dialetto, che è lo scrigno della nostra cultura. È agghiacciante scoprire che oggi i bambini a dieci anni parlano tre lingue ma hanno perso, per colpa di noi adulti, un patrimonio enorme. Che poi è quello che ci difende dal corsivo».

Un Ministro ha sostenuto di recente che Dante era di destra: secondo te in Italia c’è ancora spazio per la cultura?

«Preferisco non commentare, mi limito a dire che è sempre pericoloso interessarsi alla posizione politica di un artista, oggi in particolar modo con la politica che si è trasformata in qualcosa di surreale. Ma anche noi artisti dovremmo allontanarci dai presupposti che fanno intendere le nostre posizioni. In fondo, provare a indovinare credo sia anche più divertente, no? ».

Ho letto che ad un certo punto della tua vita te ne sei andata da Roma e sei andata a vivere in un fienile…

«Ero giovane, straordinario perché molta stampa si è occupata di questa cosa cercando di attribuirle chissà quali significati legati alla vita e alla natura. Strano, perché io non ero una risorsa in questo senso, non mi occupavo di agricoltura, non ero una che tornava in campagna dopo la vita in città, anche perché per tornare in un posto prima deve essere andato via. Insomma, non ero andata ad aprire una fattoria per vivere con gli animali, semplicemente mi ero stancata e avevo fatto una scelta diversa rispetto ai miei coetanei».

Una curiosità: nel tuo tour estivo porti in giro spettacoli diversi, sicuramente una scelta originale rispetto ai tuoi colleghi.

«Questa cosa mi aiuta a sopravvivere e a combattere la noia. Poi con i testi ho un rapporto particolare perché me li scrivo da sola e questo mi permette di trasformarli, spesso improvviso e li cambio al volo durante lo spettacolo perché in quel momento mi va bene così».

Il tuo ultimo libro, Storie di Matti, è datato 2017: a quando il prossimo?

«Doveva uscire a Natale, uscirà alla fine dell’estate».

Qualche anticipazione?

«È un viaggio al contrario attraverso i posti dove non andare. In fondo è la guida più utile, no?».

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