La stagione dell’oltre

Da decenni, ormai, l’unità di misura che a Jesolo scandisce il tempo in modo inequivocabile ruota sostanzialmente attorno al “metto gli ombrelloni, tolgo gli ombrelloni”. Con le variabili del pulisco le camere d’albergo, lavo le cappottine delle terrazze dei ristoranti, piuttosto che redistribuisco le sedie nelle sale. Con l’operazione inversa, naturalmente, a periodo finito. La sintesi è “à stajòn”, la stagione. Che ti fa guardare ai mesi che, generalmente, vanno (o “andavano”) da Pasqua a settembre, con un occhio di riguardo alle “feste dei tedeschi” (perché, vagli a spiegare che sarebbero anche feste nostre, nel senso di ricorrenze religiose), laddove Ascensione, Pentecoste e Corpus Domini fanno rima con “arrivano i tedeschi”. Ovviamente, con l’aggiunta di “quando chiudono e riaprono le scuole”.

Sempre così, ogni anno. Con un concentrato di lavoro, emozioni, sacrifici che vedono (vedevano) nella spiaggia il teatro dove mettere sempre in scena la stessa rappresentazione.

E, alla fine di questo periodo santificato al lavoro stagionale, il ripetersi della litania del “come fare ad allungare della stagione”, con una visione sempre e solo alla stessa cosa: il mare, la spiaggia, le vacanze fatte al caldo.

Il bello di una città come Jesolo è, però, che le cose cambiano (o possono cambiare), si evolvono, nelle parole come nelle progettualità, nelle scelte così come negli investimenti. È ineludibile: sappiamo essere laboratorio di novità, è un dato di fatto e anche la storia più recente lo testimonia.

La stagione rimane sempre la stagione, è vero, ma poi c’è “altro” per aiutarti a crescere. Ci sono le manifestazioni in primavera, come quelle in autunno, i concerti durante l’autunno-inverno. Ed una visione differente dell’accoglienza in quelle che diventano non un prolungamento della stagione (il sole e il caldo sono le uniche cose non replicabili, nella loro eccezione turistica), ma “un’altra stagione”.

Il passo successivo sarà, però, di considerare Jesolo “oltre la spiaggia”. C’è una parte di laguna, ad esempio, patrimonio Unesco che si affaccia proprio nel nostro territorio, così come le affascinanti valli, con fauna e flora che attendono solo di essere ammirati, con discrezione e rispetto, naturalmente. E c’è una storia da rivalutare e raccontare, da ricollocare, dagli scaffali al vivere quotidiano e che non è fatta “solo” di libri, studi, rovine.

Ecco, questo specifico periodo ci può aiutare a rivalutare, riscoprire, riappropriarci di qualcosa che abbiamo sempre avuto e che abbiamo poco considerato, non comunque nel modo opportuno.

C’è una mostra, al JMuseo (visitatelo, a prescindere, è un’opera maestosa e affascinante), che parla proprio di ambiente. E c’è una festa ricorrente, quella del Patrono, San Giovanni Battista, diventata “Equilium in Festa” per aiutarci a trasformarla in qualcosa di condivisibile anche con i nostri ospiti, con un forte riferimento alle nostre origini.

C’è e ci sarà sempre “à stajòn”. Ma è quell’oltre… che può fare la differenza.

E, chissà, magari quel tipo di turismo e di attività, ci potrebbe piacere anche di più.

Giornalista professionista, da anni è corrispondente per il NordEst di RTL 102.5 (operando nei settori informativi della cronaca nera, bianca e politica ed inviato per la redazione sportiva dallo stadio di Udine) e de Il Gazzettino. E’ stato autore e conduttore di programmi televisivi di emittenti regionali. Segue uffici stampa, soprattutto in ambito turistico. Moderatore di convegni. Presentatore di rassegne di incontri con gli autori di importanza nazionale e internazionale. Da tre anni è direttore responsabile della rivista ViviJesolo.

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