Una storia d’amore… britannica

Trent’anni di Black Cat Pub (via Silvio Trentin, 40) autentico british pub di Jesolo, il secondo per anzianità in Italia, che offre un menù legato alla cultura britannica, a cominciare dalle birre. Alla guida c’è Massimo Scapolan, con la moglie Francesca Capeleto. Il pub e il rugby: due amori che Massimo, lo scorso 7 marzo, ha potuto celebrare da protagonista, allo stadio Olimpico di Roma, in occasione della storica vittoria dell’Italia contro l’Inghilterra.

Massimo, cominciamo dall’inizio: come nasce il Black Cat Pub?
«Quasi per gioco. Io studiavo Economia e Commercio all’università a Venezia, mentre mia moglie lavorava in un altro locale. Durante un’estate ho iniziato anch’io a lavorare lì, e da quel momento è scattata la voglia di fare nuove esperienze. Così abbiamo deciso di partire per l’Inghilterra».

Dove siete approdati?

«In un piccolo paese sulla costa, Hythe, circa duemila abitanti, proprio dove arriva il tunnel della Manica. Qui abbiamo lavorato al The Garden of England. Era il 1995, e lì ci siamo innamorati del popolo britannico e della loro cultura. Quando siamo rientrati in Italia, si è presentata l’occasione di rilevare quello che oggi è il nostro locale».

Avete portato subito uno stile britannico autentico?
«Sì. Per renderlo ancora più autentico: avevamo personale inglese e, nei primi anni, il pub si riempiva quasi esclusivamente di turisti inglesi. Abbiamo introdotto le birre “a pompa”, come le Bitter originali, e per tanti anni abbiamo organizzato il classico tea time. Trasmettevamo le partite di calcio in lingua inglese e la Coppa d’Inghilterra era un evento spettacolare».

Ci sono aneddoti particolari legati al pub?
«Tra i tanti, abbiamo ospitato giocatori della Premier League: ad esempio Curtis Fleming, centrocampista del Middlesbrough, veniva spesso con la famiglia. Al pomeriggio andavamo a correre insieme sulla spiaggia. Con molti clienti sono nate delle vere amicizie».

Anche la musica ha avuto un ruolo importante nel pub…
«Abbiamo ospitato diversi musicisti, anche artisti che hanno collaborato con Zucchero durante una data zero. Con alcuni siamo ancora in contatto».

La partecipazione a Roma per il Sei Nazioni tra Italia e Inghilterra?

«Si è presentata l’occasione di partecipare per essere uno dei portabandiera della Giunness, birra che teniamo da tantissimi anni. Eravamo in otto. Abbiamo fatto due ore di prove. L’atmosfera era incredibile: la Fanfara dei Bersaglieri, la Banda dell’Esercito, fuochi d’artificio per ogni giocatore italiano. Durante gli inni sembrava venisse giù il mondo».

Ti sei sentito parte di qualcosa di speciale?
«Sì, soprattutto negli ultimi minuti: l’intensità, l’emozione, il coinvolgimento. Dopo la partita, girando per Roma, gli inglesi continuavano a complimentarsi»

E i brindisi?
«Una decina. E sempre e solo con la Guinness».

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