Faccio ballare il Penzo

Dalla consolle allo stadio Penzo di Venezia. È la rotta di Alberto De Lucca, per tutti “Mupi”, sandonatese d’origine ma jesolano d’adozione.

Con un passato di assoluto rilievo come dj, da diciassette anni gestisce, con la moglie Stefi, la Terrazza Regina, al civico 115 di via Bafile, locale ideale per pranzi veloci, aperitivi e… due chiacchere sul calcio. Dallo scorso anno è tornato a calcare la scena musicale con la sua consolle, approdando a bordo campo dello stadio “Penzo”, dettando i ritmi a tutte le gare casalinghe del Venezia. E, tra i prossimi impegni, c’è anche il set domenicale alla Capannina Beach e un paio di appuntamenti in Romagna.

Com’è nata la tua presenza allo stadio come dj?

«A inizio campionato, mentre mi trovavo allo stadio Penzo per una partita di campionato, ho sentito che alcuni dei responsabili di altre squadre, pur riconoscendo l’unicità di uno stadio in mezzo all’acqua, facevano qualche battuta poco gratificante sulla qualità della musica. Ne ho parlato con il segretario generale del Venezia, Davide Brendolin, che, per tutta risposta, mi ha chiesto se volevo mettermi alla consolle. Ovviamente, ho accettato».

L’esordio com’è stato?

«Abbiamo fatto prima un sopralluogo, in occasione della partita contro la Sampdoria, mentre il debutto è arrivato contro il Mantova».

Detta così sembra tutto facile…

«Ho fatto anche due incontri con mister Giovanni Stroppa: è un perfezionista ha voluto capire bene il progetto. Io avevo in mente una scaletta e l’ho presentata…».

Ed è stata accolta?

«È stata rivista la parte del riscaldamento: per quel momento specifico, è stata scelta la musica techno ed ogni canzone corrisponde ad un esercizio».

Per il resto hai libertà di scelta?

«Sì, per il prima e il dopo riscaldamento (ma anche per l’intervallo) ho libertà di scegliere».

Una scelta musicale di cui vai particolarmente fiero?

«Il Rondò Veneziano: secondo me, una scelta di classe. Quando giochiamo al sabato metto sempre “Buona domenica” di Antonello Venditti per salutare il pubblico. Ogni partita cambio qualcosa».

Che emozione è stare davanti a uno stadio pieno?

«Fortissima! Quando fai il dj in un locale puoi avere 2.500 persone, ma allo stadio ce ne sono anche 12mila. E c’è sempre l’angoscia di non piacere, perché il pubblico è molto variegato: dagli ultras alle famiglie».

C’è qualcuno che ti aiuta in questa esperienza allo stadio?

«Sì, Sebastiano Menazza. Mi dà una mano nel coordinamento con lo speaker dello stadio per capire i vari momenti della partita e gli eventuali annunci. È importante che tutto sia sincronizzato. Mentre la Sound System segue la parte tecnica».

C’è anche un po’ di scaramanzia?

«Ci abbiamo un po’ scherzato: per fortuna abbiamo vinto dieci gare di fila (sorride). Contro il Modena, invece, mi hanno spostato perché pioveva; non è andata propriamente bene, per l’incontro successivo la società ha voluto rimettere la consolle al posto originario…».

Tu, invece, sei scaramantico?

«Diciamo che il pre-partita lo faccio sempre negli stessi posti…».

Il tuo rapporto con il calcio da dove nasce?

«Grazie al lavoro di dj ho conosciuto diversi giocatori tra gli anni ’90 e 2000. In più ho iniziato a seguire l’Unione al Penzo, inizialmente in curva. All’epoca andavo anche in trasferta: si facevano i treni speciali, che oggi non esistono più».

Facciamo un passo indietro: come nasce, invece, la passione per stare alla consolle?

«L’ho fatto da professionista per tanti anni; ho iniziato alla discoteca Alla Villa, a Jesolo, nel 1989. Poi sono passato al Wag di Padova e a Villa Barbieri, quindi ad Abano. Sono stato anche in Emilia-Romagna, al Gatto e La Volpe e al Menhir, lì la scena dance era davvero fortissima».

E poi il ritorno a casa?

«Sì, sono tornato al Cinecittà di San Donà di Piave: andavo a suonare a piedi con i dischi perché abitavo di fronte».

Hai conosciuto anche molti artisti in quegli anni…

«Sì, ad esempio Max Pezzali; lo conoscevo dai tempi del Gasoline. Un aneddoto: Max ha cantato al mio matrimonio, nella chiesetta della Pineta».

Che rapporto hai con lo sport?

«Da sette mesi ho scoperto la passione per la bicicletta; dopo l’allenamento ti alleggerisce la giornata. Mi piace anche il golf: la fatica più grande è trovare il ristorante dopo».

Nel mondo del calcio hai costruito anche tante amicizie…

«Sono molto amico del mio capitano Simone Pavan e di tutta la sua famiglia..anche se è doriana. Ma anche di Fábio Bilica, ex calciatore brasiliano che giocava proprio nel Venezia.  Ricordo che veniva a Jesolo a giocare a calcetto e mia mamma gli preparava sempre la feijoada; ancora oggi manda gli auguri ai miei genitori».

Un’ultima curiosità: da dove nasce il tuo soprannome “Mupi”?

«Il mio primo soprannome era “Muppets”, perché stavo sempre a casa a guardare il “The Muppet Show”. Quando sono andato a suonare a Padova mi hanno chiesto di cambiare nome artistico. In quel periodo c’era un disco che si chiamava “Mupi” e da allora è rimasto quello».

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