Le Frecce Tricolori hanno fatto 60

Tanto è passato dalla prima volta della Pattuglia Acrobatica Nazionale, orgoglio italiano

Era il primo marzo 1961 quando giunsero sulla base aerea di Rivolto (Udine) i primi sei velivoli F-86E “Sabre” con la livrea della pattuglia del “Cavallino Rampante”. Ad attenderli al suolo, il loro primo Comandante: il maggiore Mario Squarcina. Si insediava così la prima cellula dell’“Unità Speciale Acrobatica”, nucleo originario delle nascenti Frecce Tricolori.

Sono trascorsi 60 anni da quel giorno ed oggi come allora le Frecce Tricolori hanno l’orgoglio di rappresentare i valori, la tecnologia, la competenza e la capacità di fare squadra dell’intera Aeronautica Militare. Ne abbiamo parlato con il Tenente Colonnello Gaetano Farina, Comandante delle Frecce Tricolori.

Cosa rappresentano le Frecce Tricolori per l’Italia?

Le Frecce Tricolori, che lo scorso 1° marzo hanno compiuto il primi 60 anni di vita, hanno il compito di rappresentare, tramite l’acrobazia aerea collettiva, i valori, la capacità di fare squadra, la tecnologia e le professionalità delle donne e degli uomini dell’Aeronautica Militare e più in generale delle nostre Forze Armate diventando così un simbolo della nostra Italia nel Mondo.

Cos’hanno dato, secondo Lei, al nostro Paese?

Sin dall’inizio dell’emergenza sanitaria le Frecce Tricolori sono state considerate come un simbolo cui stringersi intorno e nel quale trovare l’energia per superare le difficoltà. Lo scorso anno, a fine maggio, siamo stati chiamati a compiere un tour su tutta l’Italia denominato “Abbraccio Tricolore”. Questa iniziativa, nata dai cittadini e sposata dal Vertice del Dicastero, aveva lo scopo di portare un messaggio forte di solidarietà, coesione e ripartenza a tutti i cittadini. Abbiamo sorvolato tutti i capoluoghi di Regione, la città di Codogno, prima zona rossa e simbolo dell’emergenza sanitaria, e la città di Loreto per i 100 anni dalla proclamazione della Madonna di Loreto quale protettrice degli Aeronauti.

E cosa rappresentano per Lei?

Per me le Frecce Tricolori sono un sogno che si avvera. All’inizio vedevo come irraggiungibile il traguardo di diventare pilota dell’Aeronautica Militare. Sicuramente una meta difficile da raggiungere ma la determinazione, la passione e un po’ di fortuna hanno fatto sì che questo sogno diventasse realtà.

Sono entrato in Accademia per diventare pilota militare, dopo un po’ di anni nei reparti operativi ho voluto seguire le mie aspirazioni e, attraverso una selezione, sono entrato a far parte delle Frecce Tricolori.

Volare con gli aerei della Pan è come per altri velivoli o hanno qualcosa di speciale (dal punto di vista emozionale)?

Essere un pilota delle Frecce Tricolori e poter volare con gli aerei della PAN è motivo di grande orgoglio ed il coronamento di un percorso professionale iniziato con l’ingresso come pilota dell’Aeronautica Militare, proseguito presso le Scuole di Volo e culminato dapprima con l’impiego presso i Reparti Operativi e successivamente con l’ingresso nelle Frecce Tricolori. Sono profondamente onorato, come lo è ciascun componente delle Frecce Tricolori, di vestire l’uniforme e con essa poter servire il mio Paese ed esserne rappresentante nei numerosi contesti nazionali ed internazionali nei quali siamo chiamati ad esibirci.

Cosa deve avere un pilota Pan di “speciale”?

La selezione dei piloti da assegnare alle Frecce Tricolori viene realizzata annualmente facendo trascorrere ai candidati una settimana con noi presso la nostra sede. E’ un momento molto importante della vita del nostro Reparto durante il quale abbiamo la possibilità di individuare e scegliere in autonomia, le persone con le quali condivideremo la quotidianità lavorativa e non solo. Essa consiste essenzialmente nella valutazione non solo dal punto di vista professionale ma anche e soprattutto direi, sotto il profilo caratteriale. Per quanto riguarda il primo aspetto, si attinge da un bacino già altamente professionalizzato costituito dai piloti delle linee jet dell’Aeronautica Militare; pertanto la questione è decisamente semplificata.

L’aspetto che approfondiamo e al quale teniamo particolarmente è quello della valutazione caratteriale; il pilota che entra a far parte delle Frecce Tricolori deve essere una figura bilanciata, sicura delle proprie competenze ma con una spiccata attitudine alla condivisione e ad operare in gruppo. Ciò è inevitabile in una attività, quella dell’acrobazia aerea collettiva, che è considerata una delle massime espressioni del lavoro di squadra e nella quale è essenziale l’assoluta fiducia tra i componenti del team.

Le emozioni più grandi che ha vissuto Lei alla Pan?

L’esperienza più emozionante che ricordi è stata proprio quella vissuta sorvolando tutto il nostro Paese durante l’“Abbraccio Tricolore”.

Sapere che con il nostro volo stavamo portando un forte messaggio di speranza e vicinanza a tutti i nostri connazionali, ci ha riempito di un orgoglio e una soddisfazione difficili da spiegare. È stata un’emozione che rimarrà incancellabile nei nostri cuori.

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