Dal mare alla montagna

Riccardo Gerotto: i consigli di uno jesolano che si diverte ad alta quota

La montagna come passione. Ma anche come modo per rilassarsi, immergersi nella natura e godere di paesaggi suggestivi. E, ancora, la montagna vissuta anche per porsi nuovi obiettivi e migliorarsi, escursione dopo escursione. Insomma, la montagna che può diventare anche una metafora della vita, tra il cammino intrapreso ogni giorno e quello lungo i sentieri, tra fatica e difficoltà, ma per raggiungere vette sempre più alte.

Per Riccardo Gerotto, 39 anni, nato e residente a Jesolo, la montagna è tutto questo. Grande appassionato di montagna, da oltre 10 anni compie escursioni dispensando consigli e ogni informazione utile.

Instagram: Ricky_jes.

Email: riccardo.gerotto@gmail.com

Com’è nato il tuo rapporto con la montagna?

«In due momenti diversi, il primo da bambino, durante le vacanze estive con la mia famiglia. Per intenderci in montagna ho festeggiato anche il mio primo compleanno. Poi c’è stata una pausa e un allontanamento, nel 2010 è avvenuto il riavvicinamento: ho sentito un richiamo dei sentieri, dei rifugi e per tutto quello che si può fare in montagna. Ho riacquistato un minimo di attrezzatura e ho ripreso a vivere la montagna».

Chi ti ha trasmesso la passione?

«Mio padre, da bambino camminare lungo i sentieri era quasi un fastidio, poi nel corso degli anni ho rivalutato tutto. Oggi quando vedo dei bambini che cammina no controvoglia o con fatica cerco di confortarli, dicendo che un giorno saranno loro stessi ad insistere con i genitori per andare in montagna in loro compagnia. Personalmente negli ultimi anni un buon numero di escursioni le ho fatte con mio padre».

Come intendi la montagna?

«Un modo per staccare la spina da tutto, trovare serenità. Ma anche per migliorare i propri obiettivi, una sfida, non nel senso esagerato del termine ma per raggiungere un punto sempre più alto».

La tua escursione più impegnativa?

«Cito la più importante per il dislivello di 1.200 metri: la Tofana di Rozes del gruppo delle Tofane che domina Cortina, raggiungibile tramite vie delle vie ferrate o un sentire normale anche se impegnativo in alcuni punti. Il punto partenza parcheggio del rifugio Dibona a 2000 metri mentre il punto di arrivo è la cima della Tofana a 3225 metri. E’ stata molto significativa perché l’ho fatta da solo. In tre ore sono salito in vetta, la cima era coperta, ho aspettato un’ora e mezza per vedere il panorama: è stata una delle viste più belle che ricordo, difficile trovare le parole».

Scendendo dal Monte Cernera posizionato tra il Pelmo e Passo Giau, si possono ammirare Il Lagazuoi, Averau, Nuvolau ed il gruppo delle Tofane.

L’escursione che ricordi con più piacere?

«Nel 2010, la prima da quando ho preso a vivere la montagna: è quella che mi ha fatto riprendere la passione. Con mio papà decidemmo di fare l’Anello delle Tre Cime di Lavaredo. Era il 10 agosto, c’erano 4 gradi: iniziammo l’escursione bevendo un the caldo».

Come ci si prepara ad un’escursione?

«Su due fronti: l’attrezzatura con il materiale necessario come scarponi, zaino e abbigliamo, poi serve una preparazione fisica. Non bisogna essere degli atleti, tutti possono fare un’escursione, però bisogna andare per gradi, consapevoli delle proprie forze. Aggiungo: non va mai sottovalutato il meteo, in montagna il tempo può cambiare inaspettatamente».

Che consigli dai prima di iniziare un’escursione?

«Informarsi bene sul giro, nella rete si trovano varie informazioni, ma è altrettanto utile chiedere informazioni a chi ha già fatto quel percorso».

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