“Diamo un segnale di ripartenza al mondo dello spettacolo”

Diamo un segnale di ripartenza al mondo dello spettacolo”

Suonare per la gente e con la gente. Per la gioia di regalare emozioni con la musica, ma anche per dare un segnale di ripartenza per tutto il mondo dello spettacolo. Michele Bravi, 26 anni, cantautore, vincitore della settima edizione di X-Factor e ormai affermato nel panorama musicale italiano, è stato a Jesolo al Suonica Festival, tappa del suo tour che lo sta portando in giro per l’Italia, promuovendo il suo progetto “La Geografia del buio”. Si è raccontato a ViviJesolo.

Michele, ben trovato a Jesolo!

«E’ la prima volta che vengo qui a esibirmi. Adesso sto cercando di suonare il più possibile, anche in posti che non ho incontrato prima musicalmente parlando e potere essere così tanto in giro per l’Italia credo abbia tanti significati. Già incontrare il pubblico dopo tanto tempo, potere dare un segnale ripartenza al mondo dello spettacolo, è molto importante. Dietro a questo spettacolo ci sono almeno 30 professionisti che lavorano ed essere anche per loro un motivo di ripartenza, è un privilegio».

Di fatto non ti sei mai fermato, ma cosa significa avere un contatto diretto con la gente?

«Significa proprio il cuore reale della musica. Il disco vive nel momento in cui riesci a presentarlo davanti ad un pubblico. Chiaramente siamo stati abituati, negli ultimi due anni, a gestirci le cose anche in maniera diversa, a distanza, con i social e così via. Ma potere vedere che le tue canzoni vivono nel canto degli altri, nelle emozioni degli altri, è proprio stupendo. In realtà è il senso reale di chi fa musica, l’obiettivo finale».

Ci spieghi il significato del progetto Geografia del buio?

«E’ un concept album che vuole riflettere su come vivere, convivere, dare spazio al buio. Molte volte ti insegnano a correre verso la luce; credo che quello sia un atteggiamento estremamente pericoloso. L’unico modo per vivere nel buio è passarci attraverso e darsi uno spazio. Ed è questo che ho cercato di raccontare con il disco».

Lo è anche il mondo d’oggi?

«Quello che stiamo tutti vivendo, è un momento di buio. L’emergenza sanitaria che stiamo vivendo ci sta mettendo davanti alla fragilità della nostra generazione. Quindi, inevitabilmente, il buio lo stiamo attraversando tutti».

Con Falene hai collaborato con Sophie and The Giants: com’è stato collaborare con lei?

«Molto bello. E’ una ragazza molto giovane, con un talento estremamente luminoso. Poi, quando collabori con qualcuno, con la fortuna che hai la stessa visione creativa e la stessa visione umana delle cose, è un privilegio raro. Devo dire che con lei ci siamo scoperti estremamente simili da tanti punti di vista; è nato tutto da una stima musicale, che è diventata una stima umana potentissima».

Quali le sue qualità che ammiri?

«Trovo nel suo talento una luce fortissima ed una grande ispirazione. La sua musica è genuina e urgente e poter scriverne insieme è un bellissimo privilegio».

Una situazione diversa rispetto ad Elodie con Nero Bali?

«Con Nero Bali ero io che collaboravo in un suo progetto editoriale e musicale, ero ospite in quel disco e in quel percorso musicale. Con Sophie è il contrario, nel senso che tutto parte dalla mia scrittura e tutto si basa sul mio progetto musicale, che è appunto, la Geografia del buio. Va anche detto che le collaborazioni sono come i gruppi di amici che hai, con ognuno dei quali tiri fuori un aspetto della tua personalità. Diciamo che con Sophie siamo molto più vicini a questo mondo musicale, mentre con Elodie lo eravamo meno».

Parliamo di Sanremo: quando partecipasti come concorrente era la certificazione che avevi raggiunto un obiettivo importante nel mondo della musica. Poi ti hanno voluto come ospite. Come sono cambiate le emozioni?

«Quando sei in gara la pressione è diversa. Quando, invece, mi è capitato di partecipare come ospite, con Arisa, così come con Annalisa, la vivi in maniera diversa, per il rispetto e l’attenzione che ‘è in una gara. Però, guarda, quest’anno, in particolare, sono stato molto contento di esserci perché è stato un Festival che parlava di ripartenza. Inoltre potere duettare con Arisa, che è una delle voci che più stimo nel panorama musicale italiano, è stato molto bello».

I talent sono diventati la fucina dei nuovi talenti?

«Credo che la realtà dei talent sia abbastanza assodata. E’, però, chiaramente una delle tante possibilità che i giovani hanno per presentarsi ad un pubblico più ampio, come sono anche il web o la televisione. Che i talent abbiano la loro efficacia, questo è dimostrato. Poi credo non dipenda dalla piattaforma in cui ti presenti, ma dal contenuto che presenti; devi avere una storia da raccontare e sapere catturale il pubblico anche con il tuo carisma musicale.

E, ricordiamoci, che nulla nasce per caso: come per tutti i lavori, alla base vi deve essere l’impegno, il lavoro ed il sacrificio».

Nel 2018 il libro “Nella vita degli altri” nato mentre scrivevi a delle canzoni: stai scrivendo ancora per altri libri?

«Sono ancora molto giovane, per cui è difficile, per me, fare già dei programmi futuri a così ampio raggio. Così com’è difficile dire se sia stata una parentesi. In questo momento sto continuando a scrivere: se poi questo diventi una canzone o un libro, è difficile a dirsi. Posso solo dire che, per ora, non c’è in programma un libro».

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