Gianmarco Schiarettiil: mio Gringoire
Attore e cantante, GianMarco Schiaretti è noto per i suoi ruoli in musical di grande successo: dal Duca in Moulin Rouge a Canova, Tarzan e il Don Giovanni… fino a Gringoire in Notre Dame de Paris. Sarà uno dei protagonisti assoluti nella tournèe italiana. Che farà tappa a Jesolo dal 3 al 6 aprile.
Gianmarco, Gringoire è un personaggio straordinario, che colpisce fin da subito.
«Io vengo dalla versione francese, che ho fatto per tanti anni, e questo per me è il primo tour italiano di Notre Dame».
Quali differenze stai riscontrando?
«Sai, Notre Dame è un caso a parte, rispetto agli altri spettacoli, è una istituzione sociale in Italia, che tutti attendono, con tante aspettative; è quasi un momento iconico per le famiglie. Lo percepiamo ogni sera, nell’entusiasmo, nell’attesa, nelle prevendite… All’estero, in generale c’è una apertura maggiore verso la comunità teatrale, verso tutti gli spettacoli e questo permette che il movimento sociale e di investimenti sia di portata diversa».
Quanto è stato difficile interpretare in una lingua che non fosse l’italiano?
«Sicuramente c’è, in principio, un approccio morfologico e della laringe che devono imparare a muoversi con altre vocali e, soprattutto, con altre intenzioni. Devo dire che, in questo senso, il grande salto lo feci in Germania, nel 2013, quando andai con un altro spettacolo, Tarzan: lì fu una esperienza di vita che cambiò completamente il mio modus operandi, ovvero come mi sono approcciato al ruolo, com’è cambiato il mio metodo di studio… Lì ho capito che, lavorando e utilizzando giornalmente costanza ed impegno, i risultati arrivano».

Tarzan che è un personaggio che hai molto amato…
«Trovo che sia uno dei personaggi, nella versione Disney, meglio riuscito. Poi, è uno spettacolo a 360 gradi: al di à della bellezza e della spettacolarità, tutte le attività fatte in scena e tra il pubblico, sono uniche. Una vera e propria esperienza teatrale che ti segna per sempre».
Hai iniziato il tuo percorso con Giulietta e Romeo, sempre di Riccardo Cocciante, rappresentando Mercuzio. Cos’ha rappresentato per te?
«Una grande fortuna perché, nel 2006, momento delle audizioni, eravamo tutti giovanissimi e Cocciante ha sempre voluto fare questa storia con l’adeguata innocenza e fanciullezza. E noi, mi permetto di dire, eravamo così, acerbi ed inesperti, ma avevamo tanto da raccontare e da costruire e questa è stata, secondo me, la forza di quello spettacolo, oltre, ovviamente, alle musiche eccezionali».

Com’è stato interpretare Casanova, altra storia d’amore?
«Un grande fascino del nostro mestiere è, non solo interpretare diversi ruoli, ma anche passare da un autore all’altro. Sono due accademie diverse, sicuramente, ma entrambe molto affascinanti e molto interessanti. Tutte e due mi hanno regalato qualcosa che custodirò sempre dentro di me. Poi, entrando più nello specifico, uno dei lati più interessanti è stato portare in scena Casanova e Don Giovanni (in una versione francese), perché sono due personaggi libertini che, comunque, hanno nella vicenda due modi diversi di vivere l’amore».
Oggi nel panorama musicale vedi qualcuno che, ad esempio, come Cocciante e Canzian, possa portare qualcosa nel musical o comunque a teatro?
«Questa è una bellissima domanda. L’unico, grande, problema è che una cosa è fare grandi canzoni, altra scrivere uno spettacolo, perché la grande canzone non basta, anzi. La commedia musicale, come l’opera moderna, non è fatta di hit, è fatta di passaggi musicali, c’è una narrativa musicale che va connotata e va fatta una grande ricerca sui personaggi ed attribuire loro una grande personalità. Questo, purtroppo o per fortuna, è una cosa che non tutti riescono a fare. Ritengo, comunque, che Notre Dame sia e rimanga un grande miracolo, come definito dallo stesso Cocciante».

Sei la dimostrazione che, con la passione e l’impegno, si riesce ad arrivare…
«Le grandi parentesi sognanti sono sempre state scandite da grandi momenti di pragmatismo. Ho studiato, ho cercato di capire dove migliorare e di fare quel passo in più per lavorare su me stesso per migliorarmi, essere più forte, anche umanamente».
Chiudiamo con un consiglio a chi verrà a vedere Notre Dame a Jesolo: come approcciarsi all’opera’
«Vieni a vedere Notre Dame dimenticando tutto quello che sta succedendo fuori, nel mondo, e immergendoti in queste due ore e mezza di musica, poesia e passione perché, secondo me, è un regalo che Cocciante ha fatto a noi artisti e al pubblico per fuggire dalla nostra contemporaneità e dedicarsi a questo viaggio emotivo meraviglioso e unico. Io Notre Dame lo vivo sempre così».








