Dove osano i Pinguini

Due date, un unico, straordinario, entusiasmo. I Pinguini Tattici Nucleari hanno iniziato dal PalaTurismo di Jesolo il loro nuovo, incredibile, tour,

Le chiamano “date zero”, perché rappresentano in qualche modo la prova generale di un nuovo percorso. Ma quando si tratta di loro, non c’è dubbio che l’entusiasmo che provocano va ben oltre alla “prova”. Non a caso al Palazzo del Turismo di date zero ne hanno dovute fare ben due, tante erano le richieste. Insomma, il “Non perdiamoci mica di vista / Fake News Indoor Tour – Palasport 2024” non poteva partire in maniera migliore. E noi ne abbiamo parlato con i protagonisti.

Ciao ragazzi, benvenuti. Come vi è sembrato il primo concerto?

(Riccardo Zanotti). «Mancavamo in un palazzetto dal 2022, quindi effettivamente da due anni. Alzare le mani, ballare, saltare, cantare ad ogni canzone è sempre un privilegio che non so come si possa esprimere. Ecco, è incredibile».

Se c’è una cosa che non sappiamo come esprimere noi da spettatori è quando vediamo un cartellone con tutte sold out. Non è una cosa che succede spesso, ha quasi del miracoloso. E voi invece sembra che ci veleggiate sopra…

(Riccardo Zanotti). «Noi nasciamo come una band live e questo secondo me è parte del nostro Dna, ci è sempre piaciuto e abbiamo imparato a farlo fin da ragazzini. Chi viene dal metal, chi dall’elettronica, chi dal folk. Il rito proprio apotropaico del live è centrale, l’abbiamo sempre detto. Ci sono state delle polemiche negli anni, iniziate decine e decine di anni fa su artisti che fanno 3 o 4 date e basta e quello lo chiamano tour. Non è un problema fare anche così, noi non li incolpiamo di nulla, però dall’altra parte a noi piace anche proprio partire e non vedere nessuno per settimane – in questo caso per due mesi. Ovviamente non è una vacanza, è comunque un lavoro, però ti diverti».

Ma il numero magico un milione (di biglietti venduti in un anno) come lo vivete? C’è un precedente in Italia?

(Ferdinando Salzano). «Così no, così concentrato in dodici mesi a memoria no. Andando a memoria vi do un dato pronto a essere smentito, ma credo di no». (Riccardo Zanotti). «Noi non viviamo con questo milione sulla testa. Chiaramente siamo felicissimi, però non vogliamo diventare numeri. Perché i numeri sono importanti ma i pezzi di più. Noi vogliamo scrivere musica, fare quello sul palco e allo stesso tempo siamo coscienti dei risultati che abbiamo ottenuto. Ci hanno detto anche che su vari magazine di stampo mondiale (Pollstar) hanno citato il nostro come un esempio abbastanza virtuoso. In sintesi, sì, siamo coscienti dei risultati che abbiamo ottenuto però dall’altra parte non viviamo pensandoci. Poi nella realtà dei fatti non ragioni il tour pensando al milione di persone perché l’obiettivo che abbiamo noi tutti è sempre quello di creare il migliore show». (Lorenzo Pasini). «Noi vediamo le persone di sera in sera, ed è il riscontro poi delle persone alla fine di ogni serata che è la cosa che poi ci spinge ad andare avanti, più che il dato simbolico. Che, appunto, per carità, fa molto piacere, ma non è per quello che cerchiamo di andare avanti».

Intutto questo, il fatto che voi abbiate fatto una lunga gavetta prima di diventare così grandi, come vi ha aiutato anche a gestire questa popolarità?

(Riccardo Zanotti). «La gavetta ti aiuta innanzitutto all’inizio nell’attrarre l’attenzione perché se c’è un pubblico svogliato, che agli inizi non è affezionato, devi inventarti qualcosa che va spesso oltre le canzoni, perché ormai l’ascolto non è più quello che magari c’era un tempo, siamo subissati dalla musica ogni giorno, quindi anche dopo quindi secondi l’orecchio umano cambia. E anche a un live è così, quando hai magari un concorso per band impari che non c’è soltanto la musica per attrarre l’attenzione del pubblico».

Come avete affrontato gli arrangiamenti di questo tour?

(Elio Biffi). «Suoniamo, pensiamo, ragioniamo, dibattiamo. Quindi l’affrontare gli arrangiamenti non è solo provare le cose, ma anche ragionare tra noi su quali sono gli equilibri dello spettacolo, le immagini, la possibilità di prendersi spazio visivo e nel frattempo musicale, che è una cosa che stiamo esplorando tanto».

(Riccardo Zanotti). «Anche perché ogni palco è diverso, a differenza degli stadi in cui più o meno ti ritrovi sempre. Magari la parte del pubblico è completamente diversa. Qui lo stage è molto modulabile, magari hai un’uscita, non ne hai un’altra, la parte a destra è più estesa, quindi ci basiamo anche su quello. Non c’entra strettamente con l’arrangiamento, ma studiamo proprio tutto quello che è il live insieme in questi due mesi e mezzo, a partire dalle mappe dei palchi, siamo abbastanza maniacali su certe cose».

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