I graffiti di Venezia… con Serena

Quando si visita Venezia sono tanti i punti di vista con cui si può guardare alla città e, a seconda del punto di vista scelto, si possono vedere tante Venezie, ovvero la stessa città ma con occhi diversi ed è ogni volta una nuova scoperta.  Avete mai provato a focalizzare la vostra attenzione sulle pareti della città? Sono innumerevoli i graffiti e i segni che la storia ha lasciato sui muri di calli e campielli. Ve ne cito alcuni e vi invito a scoprirli. Partiamo dal graffito della pantegana che si trova alla fine della calle che porta all’ex traghetto di San Felice.

Non è chiara l’origine di questo graffito ma si pensa che sia dovuto alla presenza secolare di questo animale in città; d’altra parte furono proprio le pantegane a portare la peste a Venezia. Proseguiamo, poi, con quella sorta di piccola bocca della verità in miniatura che si trova sulla parete della chiesa di San Martino nel sestiere di Castello: serviva a denunciare i bestemmiatori. Attenzione, però, che le denunce non potevano mai essere anonime, ma corredate da nome e cognome del denunciante.

Avete mai notato quella sorta di ancorette sulla parete giù dal ponte di San Canzian? Se ci siete passati non potete non averle notate perché tutti, davvero tutti i veneziani le toccano ogni volta che passano di là come rito scaramantico (si dice porti fortuna). Si trovano a pochi da Strada Nova e lì venivano appesi i due quarti degli “squartai”, ovvero coloro che venivano condannati ad essere tagliati in quattro pezzi come punizione per i loro crimini efferati ed esposti sotto occhi di tutti. Infine, la prossima volta che capitate per Campo Santi Giovanni e Paolo avvicinatevi all’ingresso del portale che porta all’ospedale civile (ex scuola grande di San Marco) e, se guardate attentamente lo stipite destro, potrete riconoscere la figura del levantino con il cuore in mano.

La scena venne incisa da Cesco Pizzigani, uno scalpellino che aveva lavorato alla realizzazione dell’edificio mentre vide un levantino (figlio di una veneziana e di un turco) che, per la vergogna, di non essere né veneziano né turco uccise la propria madre e poi, conscio di quello che aveva fatto, si andò a suicidare con il cuore della madre in mano. Queste e tante altre storie sono protagoniste dei miei tours.

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