Insieme, si può
Giorgia Soleri è stata l’ospite speciale della serata-spettacolo di piazza Manzoni contro la violenza.
«Ogni storia di violenza di genere che scegliamo di ascoltare è un tassello in più per decostruire il silenzio. Non basta indignarsi: serve agire, insieme». Si è presentata con queste parole, dirette e potenti nella loro semplicità, Giorgia Soleri, alla serata di piazza Manzoni. Nuova edizione de “L’amore deve vincere sulla violenza”, organizzato dallo Stabilimento Manzoni. Dieci cantanti, di dieci orchestre, per lanciare dei messaggi grazie alla potenza della musica.
E delle parole. Quelle dell’attrice, content creator e attivista Giorgia Soleri.
Ne abbiamo raccolte alcune, pronunciate durante il suo intervento sul palco di piazza Manzoni.
«Il tema della violenza mi sta particolarmente a cuore: l’ho vissuto da vicino, non da compagna ma da bambina. Sono nata il 3 gennaio 1996, esattamente 43 giorni prima che lo stupro passasse a reato contro la persona; questo ci fa già capire quante persone siano cresciute con una idea che un reato così terrificante fosse considerato contro la morale pubblica. E questo è stato possibile anche grazie a Donatella Colasanti, unica sopravvissuta al “delitto del Circeo”. Mia mamma, invece, è nata 19 anni prima che un’altra donna incredibile, Franca Viola, si rifiutasse pubblicamente al matrimonio riparatore, diventando la prima in Italia a farlo. Aveva 19 anni e, nel 1981, la legge è stata abrogata ed ora viviamo in un Paese che è, fortunatamente, contrario».

Sulla serata.
«È vero che l’amore può vincere sulla violenza, ma è anche vero che spesso la violenza ha poco a che vedere con l’amore. Una rete di supporto alle donne è veramente necessaria, per un percorso di uscita dalla violenza. E noi possiamo essere questo supporto. Ho visto quanto può essere importante una mano tesa o anche un semplice sorriso. Dobbiamo unirci, non nascondere il problema sotto la sabbia e “sfruttare” (consentitemi questo termine) la condivisione per ribaltare il tavolo della violenza. E qui, in questa piazza vedo questo. È bellissimo vedere ogni persona presente in questa piazza che ascolta, che è interessata; spero che si porti a casa qualcosa per evitare che qualcuno ci finisca dentro e contribuisca ad educare una società al contrasto alla violenza».
Al decennale di questo evento potrà essere cambiato qualcosa?
«Sarebbe bellissimo, lo spero tanto. Non penso sarà finita l’emergenza, ma un cambiamento ci sarà, anche grazie a queste iniziative, con persone che ascoltano e non scappano».








