Il Dragondoro al medico che aiuta il Kenia
E’ Roberto Baraziol il vincitore del Dragondoro 2023, il riconoscimento istituito dall’associazione culturale monsignor Giovanni Marcato con la collaborazione di Comune, Confcommercio e Aja. Il dottor Baraziol, che ha ricevuto il premio nel corso della Cena Didattica all’hotel Vidi Miramare & Delfino, è medico chirurgo specializzato in chirurgia plastica ricostruttiva. Esercita all’ospedale civile di Santa Maria degli Angeli di Pordenone. Inoltre, svolge attività di volontariato al Catholic Hospital nel North Kinanghop, in Kenya.
Dottore, che effetto le ha fatto ricevere questo premio?
«E’ un onore, non me l’aspettavo proprio: Jesolo è la mia città d’origine a cui sono molto legato, appena posso torno sempre qui a vedere la spiaggia, e non solo».
Quando si parla di chirurgia plastica si pensa sempre all’estetica, nella realtà lei si occupa di chirurgia plastica ricostruttiva….
«Sì, eppure in ospedale la chirurgia ricostruttiva ha una valenza molto importante per le persone ustionate, per chi ha subito un trauma e per tutti coloro che hanno bisogno di ricostruire una parte del proprio corpo. Pensiamo al tumore: ti porta via una parte del tuo corpo, il chirurgo plastico la ricostruisce. La chirurgia plastica significa ricostruire funzione e morfologia».

E’ un’importanza che viene riconosciuta dall’opinione pubblica?
«Sempre di più. All’inizio quando si pensava alla chirurgia plastica si pensava solo alla chirurgia estetica, ora c’è un mondo all’interno degli ospedali in cui la chirurgia plastica dà una grande aiuto alle altre specialità, a Pordenone dove non c’era è stata creata».
Nel Nordest com’è la situazione?
«Positiva, ci sono dei bei reparti, sia nel Friuli che nel Veneto siamo a livello molto alti. Qui vengono effettuati interventi ricostruttivi che durano diverse ore».
La sua esperienza in Africa?
«E’ bellissima! Un mio professore di Padova, il professor Vazzetto, organizza questa onlus all’interno di un ospedale gestito da un prete padovano attraverso la Diocesi di Nairobi. Questo ospedale in 50 anni è cresciuto sempre di più ed è diventato molto importante; addirittura negli ultimi 5, 6 anni si riescono a fare anche degli interventi di micro-chirurgia ricostruttiva. Il nostro compito è soprattutto di formare i chirurghi. Dal punto di vista degli interventi, operiamo ogni situazione necessaria, soprattutto traumi, ustioni e tumori, anche perché in quei posti le diagnosi precoci non esistono».
Il ricordo che si porta dietro dalle missioni?
«I sorrisi dei pazienti, lì c’è una gratitudine notevole. Quello che facciamo è una goccia in un mare ma viene molto apprezzata».








