Nel baule di nonno Mario
Cardiochirurgo con anni di esperienza in sala operatoria, Giampaolo Zoffoli è al suo esordio narrativo con “Io te lo posso dire”, edito da Helvetia Editrice. Nato in Romagna, da oltre 25 anni vive sulla costa veneziana ed è molto legato alla città di Jesolo.
Un libro intenso: si può dire che è una storia che voleva fortemente raccontare?
«Sì, profondamente, ed è una storia vera. È la storia di nonno Mario e del nipote Palìn che, alla ricerca di un baule perduto ai tempi della guerra, fa riaffiorare i ricordi di una vita intera: gli amori, la prigionia e la gioventù del nonno. Due ventenni a confronto, distanti nel tempo ma vicinissimi nel cuore, che lungo il racconto finiscono col fondersi in un’unica storia d’amore e di famiglia».
Da dove nasce l’idea?
«Nasce da un’immagine semplice, realmente accaduta: un baule chiuso da decenni che torna alla luce insieme a ciò che custodiva. Da lì ho voluto raccontare del nipote che, ripercorrendo la giovinezza del nonno, scopre di vivere la propria avventura di amore e di vita in parallelo alla sua».


Può essere anche una dedica ai nonni che hanno lasciato pezzi di vita e ricordi nella campagna d’Africa?
«È anche questo: una dedica a chi, come nonno Mario, ha lasciato in Africa pezzi di vita e ricordi mai raccontati fino in fondo. Volevo che quelle esperienze, vere, non restassero mute, ma diventassero patrimonio condiviso, per chi verrà dopo. Durante le presentazioni in libreria fatte in questi mesi è stato bello scoprire quante storie simili a quella di nonno Mario ci siano nelle famiglie. Ma spesso si tratta di storie incompiute, delle quali si parlava poco, per pudore o timore di chiedere, fino a quando ci si accorge che i protagonisti non ci sono più e quelle storie straordinarie andranno perdute per sempre».
Cosa ha dato a lei questo viaggio della memoria?
«Mi ha dato radici più salde e una maggiore consapevolezza di chi sono. Ripercorrere la memoria di chi mi ha preceduto è stato anche un modo per capire meglio le mie scelte, compresa quella di dedicare la vita alla cura degli altri».
Questo romanzo è stata una parentesi o ci potrà essere un seguito?
«Più che una parentesi la considero un’espansione naturale: Cardiochirurgia e scrittura nascono dalla stessa attenzione alla vita e alle storie delle persone. Al momento ho un progetto narrativo in mente che parte proprio dall’ascolto delle persone; vorrei raccontare come queste reagiscano alle avversità della vita, e la malattia ne è un esempio. Non escludo quindi un seguito, ci sono ancora voci di famiglia che meritano di essere raccontate».








