Rapahel Gualazzi – Accarezziamo il sogno

Cantautore, musicista, capace di toccare anime e cuori con la potenza e la delicatezza della sua musica, Raphael Gualazzi sarà sull’arenile di piazza Brescia martedì 9 giugno, alle 20.30 (ingresso libero), per Festival Aqua, zona piazza Brescia. E sarà, ancora una volta, una condivisione di emozioni. Di elementi. Di sogni.

Raphael, come sarà esibirsi con il mare a fare da quinta naturale e la gente seduta sulla sabbia?

«È una esperienza che ho potuto già sperimentare, una volta addirittura “nel” mare, sopra una piattaforma. L’acqua è un elemento che ho spesso incontrato e la sua vicinanza è veramente incredibile, a prescindere dall’elemento musicale, che si va a potenziare».

Con quali emozioni?

«Quando siamo di fronte ad un elemento “mare” o acquatico, è come se ci fosse restituito il senso di tutto, come un richiamo alla nostra origine e alla nostra provenienza. Una dimensione che va ad amplificare l’elemento artistico, introspettivo e comunicativo».

Come si interagisce con il naturale suono del mare?

«Semplicemente non vedendolo come una concorrenza. In questo modo si entra in maniera organica in quel meraviglioso elemento acquatico che restituisce una certa atmosfera ad elementi fisici come il pianoforte. Dovremo essere in armonia».

Cosa ci porterai?

«Il mio repertorio è un modo di incontrare il pubblico in una dimensione intima, prenderlo per mano e raccontare, non necessariamente con le parole, le principali mie ispirazioni che hanno disegnato il mio percorso artistico. Porterò, quindi, degli omaggi alla musica da cinema ed altri ispirati ad arie d’opera, quindi delle interpretazioni e dei remake di alcuni componimenti classici della tradizione americana e afro-americana».

Una volta hai detto che ti commuovi quando componi: ma oggi siamo ancora capaci di commuoverci?

«Penso di sì. Lasciando integro il senso organico della vita e degli elementi che ci circondano, senza farci risucchiare troppo dall’inevitabile automazione che la società ci richiede, che il mondo ci richiede».

Nel 2011 hai vinto il Festival di Sanremo “Giovani”, l’anno dopo sei arrivato secondo tra “i grandi”: oggi lo rifaresti il Festival?

«Lo rifarei se ci fosse una linea editoriale dove un determinato brano che ho scritto avesse senso. Nelle precedenti edizioni ci sono state delle bellissime canzoni, ma diciamo che non sentivo che il mio posizionamento fosse adatto a quel tipo di vetrina».

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