Vi ho portato la musica

Loris Tramontin racconta com’è iniziato il percorso che ha portato a Jesolo i grandi nomi della musica. Ed è un successo, certificato dai 60mila spettatori del 2025.

Dall’intuizione di trent’anni fa alla consacrazione come punto di riferimento per la musica dal vivo, Jesolo ha costruito nel tempo un modello vincente fatto di visione, collaborazione e grandi nomi. A raccontarlo, sottolineando questa crescita fatta di sfide, artisti internazionali e numeri da primato, è Loris Tramontin, presidente di Zenit srl, società di Latisana da decenni promoter nel Nordest di musica e spettacoli, per un racconto che svela il legame profondo tra gli eventi e la città.

Perché qui, al Palazzo del Turismo, sono passati praticamente tutti. E la sensazione è che il bello debba ancora venire.

Com’è iniziata l’avventura a Jesolo?

«Stiamo parlando di almeno trent’anni fa: tutto è iniziato su idea e insistenza dell’allora assessore al turismo, Francesco Calzavara. Siamo partiti con lo spettacolo di Beppe Grillo, cui sono seguiti tanti altri artisti. Siamo andati avanti con tutte le amministrazioni comunali, sempre in pieno accordo, portando nomi importanti, soprattutto nei mesi invernali».

Partire da zero è stato difficile?

«Dovevamo abituare il pubblico a venire a Jesolo. All’inizio c’era da competere con città come Treviso, Padova e Bologna. Oggi, invece, quando un concerto di un artista italiano viene messo in vendita nel Nord Italia, a Jesolo spesso c’è il tutto esaurito molto velocemente: lo dicono i dati.
Ricordo che qui abbiamo portato grandi nomi Bob Dylan, Roberto Benigni e Zucchero. Maa nche “50 Cent” (il rapper statunitense), che ha fatto milioni di visualizzazioni con un suo post sui social, con la spiaggia sullo sfondo. È stato fatto un enorme lavoro promozionale per la città».

Artisti difficili da gestire?

«Non direi che esistano artisti difficili: l’artista deve avere ciò che chiede, viene qui per cantare.  Piuttosto, ci sono artisti più impegnativi di altri. Abbiamo avuto, per esempio, Laura Pausini a luglio: faceva le prove anche alle tre di notte. Le difficoltà, semmai, possono esserci sulle date.
Ma vale la pena ricordare i numeri. Nel 2025 abbiamo registrato 60mila presenze paganti in periodo non estivo: persone che vengono, mangiano, qualcuno si ferma per una notte e altri fanno acquisti. L’indotto, insomma, è importante. Ed anche per il 2026 siamo su questi numeri, se non oltre. Questo mi dà soddisfazione».

A proposito di soddisfazioni, quella più grande?

«Vedere scritto “Palazzo del Turismo” sui biglietti, nelle locandine e in biglietteria. Ma c’è anche la soddisfazione di vedere le cose fatte bene. Ormai sembra naturale vedere a Jesolo tutta questa gente e tutti questi concerti, ma posso assicurare che non è così. C’è un lavoro dietro di anni e anni, di impegno continuo, anche da parte di tutte le amministrazioni, collaborando con Jesolo Turismo e coordinandosi con la programmazione del Palazzo del Turismo, che ospita anche eventi sportivi internazionali. La città riesce a fare un po’ di tutto, ed è importante».

All’inizio immaginava un risultato di questo tipo?

«No. Pensavo a qualche data invernale da inserire fuori dai circuiti classici, magari proponendo artisti che funzionavano molto bene e che si potevano replicare in più sedi. All’inizio era quasi un riempitivo. Oggi siamo i primi in Italia per quanto riguarda le date zero degli artisti italiani».

Perché la scelta delle date zero?

«Fanno parte delle prove di una tournée. Prima di iniziare un tour, gli artisti provano per diversi giorni: preparano la scaletta, testano luci e impianti. Servono almeno dieci giorni tutti insieme.
Ogni tour ha bisogno di questo periodo di prova e Jesolo si è dimostrata ideale tra alberghi aperti e logistica, insomma, nel soddisfare tutte le esigenze».

Qualche aneddoto?

«Uno dei primi riguarda Beppe Grillo. Va in un hotel importante e alla reception gli assegnano la “Suite Bocelli”, stanza che gli era stata dedicata a seguito del Lungomare delle Stelle.
Grillo entra, apre la finestra e non vede il mare, ma delle case. Chiama la reception e dice: “Io volevo vedere il mare. Capisco Bocelli, che purtroppo non vede… ma io sì!”».

Un altro ricordo?

«Bob Dylan: arriva all’ultimo minuto, esce proprio qualche secondo prima dal camerino, non guarda nessuno e non parla con nessuno. Mi vede, mi si ferma davanti, accarezza il mio cane, dice “Beautiful” e poi se ne va».

Un artista che sogna di portare a Jesolo?

«Fabrizio De André, ma purtroppo non sarà più possibile. Per gli altri continuiamo a lavorare».

Cosa rappresenta Jesolo per lei?

«Mi è entrata nel cuore, non solo a livello lavorativo. Qui ho tante amicizie da molti anni. A volte mi fermo anche dopo i concerti. Mi fa sempre piacere arrivare qui, organizzare eventi e parlare con la gente. Abbiamo un rapporto molto forte anche con tutte le istituzioni: qui si lavora in armonia».

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