Album…ci mancate!

Siamo in piena era digitale e il mondo continua a cambiare rapidamente. Non fa di certo eccezione la musica, che grazie allo streaming è diventata oggi più accessibile che mai.

Con un abbonamento a Spotify abbiamo a disposizione un catalogo di musica pressoché infinto. Non ci basterebbero 4 vite per ascoltarlo interamente. Ma non è solo l’ascolto ad essere cambiato. Se da un lato la tecnologia ha reso più facile ascoltare musica, dall’altro ha portato ad una significativa trasformazione nella forma in cui la musica viene consumata. Uno degli aspetti più evidenti di questo cambiamento è la perdita del significato dell’album come un’opera completa e organica.

In passato, la creazione di un album era un processo artistico complesso e intenzionale, che spesso occupava anni della vita degli autori. Gli artisti lavoravano attentamente alla selezione e alla disposizione dei brani, creando sonorità riconoscibili in tutto l’intero disco. I concept album in particolare, come “The Dark Side of the Moon” dei Pink Floyd o “Abbey Road” dei Beatles, hanno segnato la storia della musica con tracce singole collegate in un’unica narrazione musicale.

Nell’era dello streaming, questa coerenza e intenzionalità sembrano essere andate perdute. Mentre i singoli dominano le classifiche e le playlist, gli album rischiano di essere una “accozzaglia” di tracce indipendenti, caricate e consumate separatamente, che poco hanno a che fare l’una con l’altra. Sebbene ci siano ancora artisti che si sforzano di creare opere complete e coese, la tendenza generale sembra essere quella di preferire la quantità rispetto alla qualità, concentrando le energie sull’immediato piacere della singola canzone piuttosto che sull’esperienza più impegnativa ma più profonda di un album ben concepito.

Fortunatamente, non tutto è perduto. Ci sono ancora artisti che continuano a sperimentare e a sfidare queste tendenze. Gli album ci mancano, non tanto come oggetti fisici, ma come opere musicali e artistiche, che avevano quel gran pregio di farci rallentare un po’.

Buona musica!

I DNA CONSIGLIANO..

Per i più sentimentali: Lucio Battisti – Emozioni

Per i più rock: Bon Jovi – Have a Nice Day

Per i più esploratori: Caparezza – Il Sogno Eretico

I DNA sono un trio acustico formato da Marta Piras alla voce, Davide Pasqual, voce e chitarra ritmica, e Nicolò Cibin, voce e chitarra solista. Formati nel 2014, propongono un vasto repertorio appartenente ad ogni generazione: dagli anni 60, fino agli ultimi successi. Il tutto riarrangiato in acustico e a tre voci.

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