Non sono solo capricci
I capricci sono una delle esperienze più comuni nella vita di chi ha un bambino piccolo. Possono arrivare all’improvviso, al supermercato, prima di andare a dormire o quando qualcosa non va come il bambino desidera.
Ma cosa c’è davvero dietro un capriccio?
Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Lorenza Furlan, psicologa dell’età evolutiva e psicoterapeuta.
Nei primi anni di vita i bambini stanno imparando a riconoscere e gestire le proprie emozioni. Quando qualcosa li frustra o li fa arrabbiare, spesso non hanno ancora le parole o le strategie per esprimerlo in modo diverso.
Il capriccio è sempre un comportamento “sbagliato”?
Non necessariamente. Spesso è semplicemente un segnale di fatica, stanchezza o frustrazione. Il bambino non sta cercando di manipolare l’adulto: sta cercando un modo per comunicare ciò che prova.
Cosa imparano i bambini da queste situazioni?
Imparano che le emozioni, anche quelle intense, possono essere affrontate e contenute. E che gli adulti possono essere un punto di riferimento sicuro anche nei momenti più difficili.
Cosa possono fare concretamente i genitori?
Nella fase di pieno capriccio, è fondamentale cercare di mantenere calma e presenza. Prima di correggere il comportamento è importante riconoscere l’emozione che il bambino sta vivendo: rabbia, frustrazione o stanchezza. Dare un nome a ciò che sente, con frasi come “vedo che sei molto arrabbiato”, lo aiuta a sentirsi compreso e, nel tempo, a sviluppare una maggiore capacità di regolazione emotiva. Dietro molti capricci c’è semplicemente un bambino che sta imparando qualcosa di molto importante: come stare dentro alle proprie emozioni.
Uno spunto su cui riflettere: Quando vostro figlio si arrabbia o fa un capriccio, riuscite a chiedervi quale emozione o bisogno potrebbe esserci dietro?








