Finché si è in ballo…

Letizia Milesi, ha 24 anni ed è della Val Brembana, in provincia di Bergamo. Sognava di fare carriera con la danza, lei che ballava ovunque.

Sogni che si sono spezzati il 26 ottobre del 2017. Uscita da scuola, salendo sul bus, dal gradino più alto è caduta all’indietro e la cartella le ha sì riparato la testa, ma le ha anche creato un effetto “colpo di frusta”, provocandole uno strozzamento midollare delle prime due vertebre. Da quel momento la sua vita è cambiata.

La sua storia l’ha raccontata ad un convegno della Casa di Cura Rizzola, di San Donà di Piave, unica clinica, al di fuori degli Stati Uniti, a disporre di due piattaforme robotiche per la chirurgia vertebrale e polo d’eccellenza nazionale per le patologie spinali.

Oggi Letizia, mix esplosivo di energia e simpatia, è una promessa del nuoto paralimpico.

Letizia, ci parli di te?

«Posso dire che ci sono due “me”. La Letizia di prima: una diciasettenne che ballava ovunque, anche davanti al televisore spento, aveva già il futuro programmato, sapeva già dove voleva essere e cosa voleva fare, avere la propria scuola di danza dopo avere fatto carriera come ballerina. E la Leti di adesso: più razionale, che fa progetti e che sa non abbattersi quando questi progetti cambiano. Sapendo che tutto è un nuovo inizio e che anche le cadute più brutte non sono mai il fondo».

Dopo quell’incidente hai vissuto due anni da paralizzata: cos’ha voluto dire per te?

«È stato un momento molto duro per me, persona in continuo movimento, tra sport, danza, agonismo…».

Poi è arrivata la chiamata dall’ospedale di San Antonio (Texas) per una delicata operazione di stabilizzazione…

«Quasi non ci credevo, troppo bello per essere vero. Ed anche se c’era solo il tre per cento di possibilità che andasse bene, mi spaventava molto di più restare nella campana di vetro. Mentre ero là, entrando in sala operatoria sapevo di essere al posto giusto, al momento giusto».

E come sei arrivata a San Donà?

«L’operazione in America mi aveva fatto camminare di nuovo, ma l’emiplegia rendeva i miei movimenti asimmetrici così che la spina dorsale si storceva. Nel 2022 ho iniziato il nuoto paralimpico, ma già nel 2024 i dolori erano così intensi da rendere difficoltoso ogni allenamento. Avevo letto che il dottor Pecoraro della Casa di Cura Rizzola, poteva intervenire efficacemente, così mi sono rivolta a lui e, grazie a questo intervento, i dolori sono spariti quasi completamente, ho potuto riprendere gli allenamenti  in piscina e a maggio ho potuto partecipare alla tappa della Coppa del Mondo di nuoto a Parigi».

Come ti sei avvicinata al nuoto?

«Lo sport mi mancava tantissimo. Ricordo che il mio fisiatra mi parlò del nuoto di come sarebbe stato utile alla mia schiena. A dire il vero, a me il nuoto non piaceva troppo, ma ho voluto lo stesso mettermi alla prova. È stato anche un percorso di accettazione del mio corpo, che fino a quel momento non era ancora facile. Essere in squadra, conoscere i miei compagni e la mia allenatrice, ha spostato il focus non su ciò che mi mancava fisicamente, ma sulle potenzialità che ancora potevo sviluppare. E poi, entrare in acqua, sentirmi leggera, veloce, coordinata e con padronanza della tecnica era come tornare a danzare. Perché la danza rimarrà sempre il mio più grande amore».

è una donna disabile, orgogliosamente disabile viene da dire conoscendola, perché lei con molta sincerità dice: «La mia vita sulle ruote non è troppo male, anzi». Se c’è qualche cosa che non le piace è la mancanza di conoscenza da parte delle persone, che finisce per causare grandi difficoltà. Ironica, intelligente e molto sensibile, Emanuela racconterà a Vivijesolo com’è la sua vita da disabile, tra episodi divertenti e altri scomodi: perché tutto potrebbe diventare un po’ più facile se solo ci fosse un minimo di accortezza da parte di tutti. Per scrivere a Emanuela Bressan: soloabili@yahoo.it

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