Inclusione in azione

Nata per trasformare l’inclusione in un’esperienza concreta, Autismore è un’associazione che accompagna ragazzi nello spettro autistico in percorsi di crescita e autonomia attraverso il lavoro.

La base operativa di questa importante realtà, è la Bottega Sociale di Musestre di Roncade (nel trevigiano), dove prendono forma attività formative e progetti quotidiani. Tra le iniziative più significative, la serata del venerdì alla pizzeria Capri di Jesolo, ma anche altre collaborazioni che coinvolgono i ragazzi in vere mansioni lavorative. Presidente ed anima di Autismore è Lara Bozzetto.

Lara, com’è nato il progetto Autismore?

«L’idea è nata dalla mia esperienza nel mondo della disabilità, dove lavoro da anni. Con il tempo mi sono specializzata nell’autismo e mi sono resa conto di quanto molti ragazzi, finita la scuola, restino soli insieme alle loro famiglie, senza reali opportunità di inclusione lavorativa. Da qui è nato il bisogno di creare qualcosa di concreto».

Come hai iniziato?

«Ho iniziato formando un gruppo di diciassette volontarie, tra psicologhe e operatrici, con l’obiettivo di sostenere le famiglie e creare spazi sicuri per i ragazzi. Successivamente ho cominciato a coinvolgere imprenditori e istituzioni, fino a presentare il progetto in Regione attraverso un bando. Da quella prima sperimentazione è nato un vero metodo basato sull’esperienza diretta. Oggi alcuni ragazzi hanno tirocini attivi e responsabilità concrete».

Il nome Autismore: com’è nato e cosa significa?

«Volevo che ci fosse la parola “autismo”, per superare la paura che spesso la circonda. Poi ho aggiunto “more”, cioè “di più”, per spostare l’attenzione da ciò che manca a ciò che questi ragazzi hanno in più. Il nome racchiude questo messaggio: non aver paura e riconoscere il valore. Non a caso il nostro slogan è: “inclusione in azione”».

Come immagini Autismore tra cinque anni?

«Il mio sogno è creare uno spazio nostro, un luogo aperto dove i ragazzi possano lavorare davvero in collaborazione con ragazzi neurotipici: fare pane, pizza, cucina, ma anche partecipare a eventi, formazione e servizi per le persone. Un ambiente inclusivo, dove i ragazzi offrono competenze e servizi, incontrano persone e allo stesso tempo crescono attraverso il lavoro».

Che messaggio vuoi trasmettere a chi legge?

«Che l’inclusione non si racconta: si fa. Se partiamo dall’idea che relazionarsi con loro è difficile, non andiamo lontano».

Qual è il modo giusto per interagire con questi ragazzi?

«Trattarli senza pietismo. Serve soprattutto gentilezza e ascolto. Non bisogna aspettarsi comportamenti “standard”: ognuno ha il suo modo di comunicare. Se ti metti davvero in ascolto, tutto diventa più semplice. E, soprattutto, si scopre quanto si può imparare da loro».

Autore /

Sfoglia. Leggi. Ascolta.

Start typing and press Enter to search