A tu per tu con Paolo Ruffini

L’attore, conduttore e ora anche regista, arriva nelle sale con PerdutaMente. Lo abbiamo incontrato alla presentazione a Roma.

Non a caso, il 14 febbraio, San Valentino,  nelle sale arriva PerdutaMente  un film sull’amore di Paolo Ruffini e Ilaria Di Biase. Presentato lo scorso 7 febbraio a Roma, il progetto nasce dal desiderio dell’autore di investigare una condizione poco conosciuta e molto grave come il morbo di Alzheimer. Una malattia dolorosa soprattutto per la famiglia, gli amici, gli affetti di chi è colpito: 1 persona ogni 4 secondi nel mondo, oltre 600 mila in Italia. Ma realmente ne coinvolge 3 per ogni malato, poiché sono le persone più vicine ad essere trascinate nel dolore e nella cura.

Un docufilm forte, che tocca, con garbo e delicatezza, difficili percorsi di fragilità e forza, tutti traboccanti di umanità. Testimonianze dirette di persone che rifiutano la passiva sofferenza e cercano di curare con la forza del proprio amore. Come il marito verso la moglie, la figlia verso la madre, la nipote con il nonno. Storie umane che ci riguardano perché testimoni dell’esistenza di sentimenti di amore reale, lontano dallo stereotipato buonismo sdoganato dai social. Riassunto nelle parole di Franco, uno dei protagonisti del film parlando di sua moglie: “Ho visto l’anima di Teresa uscire dagli occhi. Ho capito che non potevo guarirla ma potevo amarla, darle aiuto e dignità”.

Ruffini e la sua troupe hanno girato 2 anni  l’Italia, ad incontrare testimoni e vicende per concludere che L’Alzheimer è una malattia velenosa  di cui troppo poco si parla, per la quale non esiste guarigione ma solo cura. E la cura è solo l’amore perché, come dice la psicologa all’inizio riassumendo la visione del mondo degli ammalati di Alzheimer: “Non ricordo chi sei, ma ricordo che ti amo”

Come avete raccolto e scelto le storie da raccontare?

«Ho lanciato un messaggio in facebook ed incredibilmente le risposte sono state centinaia. Tante storie, tutte incredibili, tutte forti. La scelta è stata difficile. Ci siamo [Ruffini e Di Biase] affidati al nostro sentire ed abbiamo scoperto che ci guidava verso un fil rouge comune: L’esistenza di una forza curativa come l’amore».

Siete entrati nella vita e nei sentimenti di persone con storie difficili, le avete vissute con loro. E’ stato difficile metabolizzare queste esperienze?

«Molto difficile. Anzi in realtà non le abbiamo metabolizzate, ne viviamo ancora l’impatto emotivo. E così deve essere perché trattano di vita, amore e sofferenza».

Quale messaggio trasmette PerdutaMente?

«Che se non esiste guarigione esiste però una cura: l’amore, e l’amore è anche meglio della felicità».

Dopo l’uscita evento in sala, il film non fiction (prodotto da Ruffini con Nicola Nocella per Vera Film, insieme a Well See, in collaborazione con la Fondazione Polli Stoppani e con il contributo di Roberto Cavalli) passerà su Sky e tornerà in sala a marzo, poi arriverà anche sulla Rai.

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è una donna disabile, orgogliosamente disabile viene da dire conoscendola, perché lei con molta sincerità dice: «La mia vita sulle ruote non è troppo male, anzi». Se c’è qualche cosa che non le piace è la mancanza di conoscenza da parte delle persone, che finisce per causare grandi difficoltà. Ironica, intelligente e molto sensibile, Emanuela racconterà a Vivijesolo com’è la sua vita da disabile, tra episodi divertenti e altri scomodi: perché tutto potrebbe diventare un po’ più facile se solo ci fosse un minimo di accortezza da parte di tutti. Per scrivere a Emanuela Bressan: soloabili@yahoo.it

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