“Fino al tetto del mondo”

Il campione mondiale di arrampicata speed sogna una medaglia olimpica

A Jesolo ha incuriosito tutti per la sua scalata molto particolare, quella dell’hotel Le Soleil. Ma lui, Ludovico Fossali, la scalata più importante e vincente, la vuole fare alle Olimpiadi. 24 anni, nato a Trento, vive a Bieno in Valsugana, ma la sua famiglia si è trasferita a Vignola (Modena). Campione Mondiale di Arrampicata Speed, qualificato per le Olimpiadi di Tokyo, fa parte del Gruppo Sportivo Esercito.

Ludovico, come ti sei avvicinato a questo sport?

«I miei raccontano sempre che ero un bambino pieno di energie che non riusciva a stare fermo. Nessuno di loro arrampicava ma, quando videro che il mio gioco preferito era scalare il pianoforte, i cancelli o i mobili di casa, capirono subito cosa fare. Compiuti cinque anni decisero che per la mia sicurezza, fosse un’idea migliore lasciarmi sfogare in una palestra attrezzata per l’arrampicata. Iniziai proprio a Modena, all’Equilibrium».

Che cos’è lo Speed ?

«Lo speed è piuttosto particolare. Noi arrampichiamo su pareti artificiali, su cui abbiamo la possibilità di allenarci tutto l’anno. Infatti altezza, prese e posizioni sono le stesse ormai dal 2007. Questo spinge l’asticella della competizione sempre più in alto, diminuendo tempi e margini d’errore».

Quali sono le altre categorie dell’arrampicata?

«In tutto sono tre. La speed che ho appena spiegato, la boulder e la Lead. Quest’ultima è chiamata anche “difficoltà”, ed è la classica arrampicata in cui bisogna portarsi dietro la corda da agganciare. In questo caso pareti e prese cambiano sempre. Dato che è intensa, si tratta di una gara di resistenza in cui bisogna arrivare il più in alto possibile, su pareti che crescono di difficoltà. Arrivare in cima non è per nulla scontato e quest’anno il più forte della categoria, ad esempio, non è riuscito a finire le pareti. Nel boulder invece le pareti sono scalate più brevi e intense».

Che tipo di allenamento segue un atleta della Speed? Che differenze ci sono rispetto a chi pratica la Lead o il Bouldering?

«La differenza sostanziale sta nella quantità̀ di ore passate in palestra: noi della Speed facciamo due allenamenti al giorno, viviamo con i pesi, per aumentare forza ed esplosività. La pratica in parete serve invece per migliorare la precisione lungo la via, per ottimizzare le sequenze e magari trovare soluzioni nuove e più efficaci.

Mi piace allenarmi, ma il massimo delle emozioni è sempre in gara quando ho accanto un rivale e devo fermare il cronometro prima di lui. Il tempo assoluto non conta: l’importante è arrivare davanti. La gara comincia con l’isolamento, è un testa a testa con dinamiche particolari come la pressione psicologica che alcuni atleti riescono ad esercitare sugli altri».

Pratichi anche arrampicata su roccia?

«È una passione che sto coltivando da tempo, ma per ora non sono molto portato. Sto cercando di migliorare, anche se è molto difficile. Soprattutto considerando che sono molto allenato per quanto riguarda forza ed esplosività, e le arrampicate su roccia sono principalmente resistenza».

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?

«Ora come ora vorrei ottenere una medaglia olimpica. Una possibilità che nessuno prima di me ha potuto giocarsi, visto che l’arrampicata sarà presente alle Olimpiadi per la prima volta a Tokyo 2020 (che si disputano nel 2021)».

Come ti sei sentito quando sei diventato il primo climber italiano qualificato per le Olimpiadi?

«È stata una cosa strana: ero felice, felicissimo, ma anche molto provato. Quando l’ho saputo, a notizia ormai certa, è stata una vera liberazione. Partecipare alle Olimpiadi, per uno sportivo, è la realizzazione del sogno più grande. Tuttavia è anche una responsabilità, ed è per questo mi sto preparando al meglio. Sono poi contento che a rappresentare l’Italia del climbing ci saranno anche Laura Rogora e Michael Piccolruaz».

La tua prima volta a Jesolo, nonostante tuo padre sia originario di San Donà di Piave?

«La mia prima volta a Jesolo nel mese di giugno 2021, non ci ero mai stato malgrado mia nonna abiti a San Donà di Piave. Mi è piaciuta moltissimo, una bellissima spiaggia, tanti giovani, grande allegria. Ora l’obiettivo è Tokyo, ma poi vorrei tornarci per farmi un altro bel week end con la mia ragazza».

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