La “Mia” baia delle ombre
Lo jesolano Stefano Bettin firma il suo secondo romanzo, un thriller sospeso tra degrado morale e desidero di riscatto. Da leggere tutto d’un fiato.
Il rinnovato fermento culturale che anima la città negli ultimi anni (è da poco terminata, giusto per fare un esempio, la rassegna Jesolo Libri), è testimoniato anche dall’impegno di cittadini jesolani che si cimentano nella pubblicazione di libri a volte davvero interessanti e di qualità. È questo il caso di Stefano Bettin, da qualche settimana in libreria con “La baia delle ombre” (Linea Edizioni), il suo secondo romanzo dopo “Il rifugio. Credi si essere al sicuro?”.

Stefano, dovessi descrivere in poche parole questo tuo secondo libro?
«Come ha scritto qualcuno, non è soltanto un thriller investigativo, ma anche un romanzo sull’emarginazione e sulla forza distruttiva delle menzogne pubbliche. L’idea era quella di scrivere un noir nel quale si intrecciano e si sovrappongono segreti custoditi per decenni, abusi e manipolazioni».
Soddisfatto del risultato?
«Al momento direi proprio di sì, anche perché ho ottenuto recensioni lusinghiere e nelle presentazioni che ho fatto, come per esempio di recente a Pordenone, la risposta dei lettori è stata davvero importante».
Quando è nata la tua passione per la scrittura?
“Una passione che ho probabilmente da sempre perché amo la comunicazione in tutte le sue forme. Ho conseguito all’Università di Trieste la laurea magistrale in Pubblicità e Comunicazione d’Impresa con due tesi incentrate sulla serialità e la narratività, caratterizzate da uno studio innovativo sul prequel televisivo e cinematografico. Ho collaborato con diversi media come giornalista, copywriter, autore e blogger».

Cosa racconti nel tuo libro?
“È il gennaio 2017 e ci troviamo nella Contea di Horry, Carolina del Sud. La redazione del Conway Chronicle va a caccia di un plico misterioso distribuito porta a porta nella vicina città balneare di Seabrook Bay. Scopre che si tratta di un dossier investigativo. Ricostruisce la tragedia della famiglia Benedict, esiliata dall’opinione pubblica per la morte di un bambino e due adolescenti. Sulla scia di podcast e documentari true crime, il giornale trasforma quel materiale in un’inchiesta corale. Quella che era nata come un’indagine sulla diffamazione, si trasforma in un’inchiesta criminale che riapre ferite antiche e scava nelle complicità sommerse di Seabrook Bay. Svela, inoltre, un sistema di corruzione che coinvolge tutti”.
Progetti per il futuro?
«Sicuramente continuare a scrivere, la mia idea è quella di lavorare su almeno due o tre libri».








