Ma tu, il Topper…?

Giudice severo a Master Chef, brillante conduttore della nota trasmissione “4 Hotel”, dov’è l’incubo degli albergatori per la ricerca del topper nel letto, Bruno Barbieri è stato l’ospite speciale (nonché presidente di giuria) della famiglia Canella, per l’iniziativa “The Grand Peach Harvest”. A due passi dal pescheto di San Donà di Piave, dove vengono raccolte le pregiate pesche bianche per la produzione del Bellini, dodici coppie di influencer e partecipanti a programmi di cucina, sono stati messi a confronto in una gara originale di cocktail.

Bruno, oggi, qui da Canella, hai raccontato un pezzetto delle eccellenze italiane…

«È quello che avevo già fatto con Master Chef e che faccio con tutti i programmi che faccio. La cosa interessante è potere raccontare i piccoli produttori, magari quelli “nascosti” come in questo caso, in mezzo ad un pescheto, e che poi scopri fanno un prodotto, il Bellini, che viaggia in tutto il mondo e che è super apprezzato anche in America. È molto bello il percorso che questa famiglia ha fatto, veramente una bella storia, specie se pensi che è riuscita a raggiungere la grande distribuzione, cosa non facile».

In competizione, in questa gara, così come abbiamo visto in tante trasmissioni, oppure nei social, la forte presenza di giovani nel mondo dell’enogastronomia.

«È grazie anche a programmi come Master Chef, che hanno cambiato il modo ed il pensiero soprattutto della gente comune. Una volta si andava al ristorante per riempirsi la pancia; oggi la gente sa esattamente che prodotti vengono usati, la storia di chi li produce, quello che lo chef gli sta raccontando. Oggi i giovani sono preparati, girano il mondo, si confrontano grazie al web. Ed i programmi televisivi hanno aiutato a fare capire che è anche divertente la contaminazione degli ingredienti».

Lei mi parla di contaminazione, mentre c’è chi continua a fare passare l’idea che il prodotto a “km zero” è migliore…

«Questa storia del “km zero” mi fa un po’ ridere. Perché, ad esempio, non posso assaggiare una cosa che producono in Sicilia o a Bolzano? Quello che stiamo facendo con i programmi, il messaggio che sta passando, grazie soprattutto ai giovani, è che ci si può affacciare ad un mondo meraviglioso e che il cibo racconta un sacco di storie, racconta un territorio, un ambiente, un paese, la cultura di quei posti».

È quello che sta cercando di fare passare anche per gli hotel?

«Stiamo cambiando la storia dell’hotellerie italiana, che era ferma agli anni Cinquanta, Sessanta, Settanta… una storia fatta da una gestione familiare (lasciamo stare le multinazionali e le grandi catene che hanno soldi da investire). Una storia che ha bisogno di uscire dal proprio guscio, che vuol dire capire cosa sta succedendo fuori, perché il mondo va a mille all’ora».

Forse dovremmo anche imparare a raccontarci un po’ di più…

«Sì, dobbiamo imparare a fare i pr di questo Paese. Quando sono in America e partecipo a qualche evento e capiscono che sono italiano, vogliono sapere tutto, dai cibo ai vestiti e così via, perché quando parli italiano, parli di una cultura che nessuno ha. Raccontiamoci di più, anche con iniziative come questa fatta dalla famiglia Canella».

Bruno, ma in una stanza d’hotel cos’è che ti dà più fastidio: un bagno senza finestra, un letto senza topper, oppure i contenitori di plastica?

«Se devo dire la verità, della finestra del bagno posso farne anche a meno. La presenza della plastica mi irrita molto, perché è una cosa che finisce nel nostro ambiente, nei nostri mari, che dobbiamo salvaguardare. Dobbiamo volere più bene al nostro pianeta, che sta dimostrando di ribellarsi e arrabbiarsi. Posso approfittare di ViviJesolo per chiudere con un appello?».

Certo…

«Dovremmo cambiare un po’ il nostro modo di mangiare, seguendo di più le stagioni. Perché devo mangiare le fragole a dicembre, piuttosto che le ciliegie a Natale? Dobbiamo capire che la natura ha costruito noi e il pianeta in un certo modo per un motivo. Me lo diceva anche mia nonna, 50 anni fa, quando ero piccolino. Facciamo un passo indietro tutti e sono sicuro che ci ammaleremo molto di meno».

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