Matteo Curti «Ho studiato per Deejay»
Mentre si avvicina il giorno di Beach Like a DeeJay, Matteo Curti, uno dei grandi protagonisti di DeeJay Chiama Italia, si racconta a ViviJesolo.
Matteo, come sei entrato a Deejay?
«Praticamente forzando la porta. Sono stato un ascoltatore particolarmente attivo, attento ai momenti live degli anni Novanta. Quando ho capito che quella era una possibilità, ho iniziato a studiare per quando il giorno sarebbe arrivato; in particolare mi piaceva il lavoro del fonico e mi piacevano i pc, il montaggio audio e la regia dal vivo. Ho bussato ed ho chiesto un po’ di fiducia e di dimostrare quanto valessi».
E Linus come ha reagito?
«Linus ha deciso di fidarsi (gli darò merito per sempre) e mi ha fatto entrare prima a Deejay e poi a radio Capital a Roma, anche perché a Milano non avevo casa e questa scelta mi ha permesso di fare gavetta. Ho iniziato sistemando l’archivio dei dischi, poi un programma all’alba, alle 5, con la regia in diretta… Penso di avere fatto tutti i ruoli, tranne la programmazione musicale, che per fortuna non mi riguarda. Dopo 25 anni posso dire, per fortuna, che è stata una scommessa vinta».
Ma come ci sei finito a Deejay chiama Italia?
«Linus è una persona che si fida molto ed un po’ alla volta riesce a inserirti nel programma. All’inizio (a maggio 2010 mi ero trasferito a Milano) mi ha chiesto di essere in redazione, per proporre idee utili; un po’ alla volta ho iniziato a partecipare al programma con qualche intervento. E poi… è successo che, da un giorno all’altro, ero fisso nello studio con microfono e postazione. In termini di gratificazione, per me ha significato tantissimo. C’era, allo stesso tempo, tanta responsabilità; per fortuna Linus è stato molto bravo a darmi il giusto spazio per esprimermi senza rischi. Un po’ alla volta ci ho messo del mio».

Cosa rappresenta per te la fotografia?
«Inizialmente facevo il videomaker, ma lo trovavo noioso. Avendo gli strumenti per farlo, ho iniziato a a studiare la parte tecnica della fotografia ed i vari strumenti. La fotografia, in generale, per me rappresenta quello che per altri è la meditazione, un momento di tranquillità e di riflessione. Quando faccio foto, soprattutto di sera, è liberatorio e molto liberatorio per me stesso».
Sei stato a Jesolo qualche settimana fa: che impressione hai avuto?
«Di Jesolo avevo una immagine principalmente turistica e marittima; in realtà ho scoperto che è mille altre cose, dalla laguna alla bellissima campagna, dalla vicinanza a Venezia a punto strategico per raggiungere altri posti. Hai le montagne a poca distanza, l’arte assoluta di Venezia, il mare… Oltre al fatto che si mangia benissimo. Mi sono sentito accolto ed abbracciato, avendo la conferma di tutto ciò che il Veneto esprime nell’interazione dei messaggi».
Un po’ quello che hanno detto anche “I Pinocchi”…
«Loro sono innamorati di Jesolo, tanto è vero che hanno chiesto quasi come condizione di essere da voi per l’evento. Jesolo è un riferimento importante, è stato un nostro nuovo porto sicuro».
Quando abbiamo contattato Matteo, l’Italia ancora si interrogava su chi potesse essere il nuovo ct della Nazionale. Sapendo la sua poca dimestichezza con il calcio, gli chiediamo, per scherzo, di dirci chi, secondo lui, avrebbe preso in mano le redini.
«Mi tengo ben lontano dal calcio», la sua premessa. Poi inizia, tra il serio e il faceto, a fare tutto un ragionamento che si conclude con: «Direi che sarà Gattuso il nuovo ct».
Che dire: Lele Adani, scansate! (scherziamo)








