Notte prima degli esami

(racconto inviato da Marzia)

Estate 1980. Alla radio passavano Alan Sorrenti e i Bee Gees attaccavano la febbre del sabato sera come fosse il Covid.

Per noi era l’estate della maturità. La famiglia della mia amica Chiara aveva un appartamento a Jesolo e, per l’occasione, suo padre ci aveva permesso di occuparlo da sole per studiare. Prima che cambiasse idea, feci la valigia, la caricai sulla Fiat 127 di mio papà e il giorno dopo partimmo.  L’arrivo fu pura felicità. Chiara ed io ci abbracciammo, i papà scaricarono i bagagli, le mamme riempirono il frigo per un anno, i fratelli minacciarono rappresaglie in cambio dell’uso dei nostri vinili. Ma tutto sembrava un sogno!

Quella sera Chiara ed io festeggiammo con una pizza e una birra bevuta in terrazza, con i piedi sulla ringhiera, ascoltando la risacca delle onde in sottofondo. Quello era “il” momento. La prima volta da sole. Convinte che il futuro era a portata di mano… appena superata la formalità della maturità.

Questa sensazione di euforia diminuì man mano che procedevamo con lo studio. Anche se i dubbi svanivano non appena prendevamo l’asciugamano e correvamo in spiaggia, tornavano puntuali alla sera quando rivedevamo quanto eravamo indietro sul programma. E il peggio doveva ancora arrivare. Infatti, arrivò. Con Heinz, l’amico tedesco di Chiara.

Chiara ed Heinz si erano conosciuti a Jesolo l’anno precedente. Lui studente di medicina a Colonia, passava le vacanze in un hotel vicino. Da quando si erano lasciati l’anno prima, avevano mantenuto una fitta corrispondenza e Chiara era quasi convinta che fosse l’uomo dei suoi sogni (quasi, perchè non è che avesse un reale metro di paragone). A questo punto i nostri studi subirono un importante rallentamento; la pausa spiaggia del pomeriggio diventava  per Chiara sempre più lunga, il ripasso serale praticamente cancellato e al mattino l’inizio dei lavori sempre in ritardo.

Ormai studiavo da sola, mentre guardavo Chiara uscire e rientrare felice e contenta. Non so se mi rodeva più l’ansia dell’esame che si avvicinava, o l’invidia per la sua allegria. Infine, arrivò la famosa “notte prima degli esami”, quella dei sensi di colpa. Inutile il tentativo di recuperare in una notte il programma “Dal Carducci ai giorni nostri”. Io ricoprivo Chiara di rimproveri e lei, con espressione fatalista, ripeteva “Marzia, qualcosa vedrai che riusciremo a tirar fuori!”.

Che rabbia. Era la mia migliore amica, ma avevo veramente voglia di prenderla a pedate.

Sarà forse stato il karma, ma alla fine Chiara si diplomò con 6 punti più di me!

Ciononostante, dopo più di quarant’anni la nostra amicizia resiste ancora. Forse anche perché abbiamo imparato insieme quell’estate a Jesolo, che se tutta la vita in fondo è una scuola con tanti esami, ciò che conta non è con che punteggio ne vieni fuori, ma quanto hai gustato il viaggio.

è una donna disabile, orgogliosamente disabile viene da dire conoscendola, perché lei con molta sincerità dice: «La mia vita sulle ruote non è troppo male, anzi». Se c’è qualche cosa che non le piace è la mancanza di conoscenza da parte delle persone, che finisce per causare grandi difficoltà. Ironica, intelligente e molto sensibile, Emanuela racconterà a Vivijesolo com’è la sua vita da disabile, tra episodi divertenti e altri scomodi: perché tutto potrebbe diventare un po’ più facile se solo ci fosse un minimo di accortezza da parte di tutti. Per scrivere a Emanuela Bressan: soloabili@yahoo.it

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