Sofia Caselli «Saró una principessa»
Una voce straordinaria, un sorriso che incanta e una interpretazione che ammalia. L’attrice Sofia Caselli è pronta ad indossare i velluti imperiali della misteriosa granduchessa Anastasia Nikolaevna, erede della dinastia dell’ultimo zar Nicola II, così come gli umili panni di Anya, giovane donna senza famiglia né ricordi, nello spettacolare musical “Anastasia”. Al Palazzo del Turismo nei giorni 11, 12, 13 e 14 dicembre: quattro giorni e cinque repliche. E noi di ViviJesolo abbiamo incontrato la protagonista.

Sofia, sei la protagonista di questa grande produzione. Ma, come si diventa Anastasia?
«Prima di tutto c’è la fase dell’allestimento, del creare il personaggio, anche sulla base delle mie idee, del regista e dell’assistente alla regia. Un percorso iniziato ormai un anno fa (abbiamo già fatto la stagione teatrale) e che mi porto sempre dietro, ogni volta che vado in scena ed ogni volta che entro nei panni di Anastasia e di Anya».
E poi c’è il momento di andare in scena…
«Quello che succede ogni sera è, ovviamente, la preparazione per entrare nei panni della storia, che include anche il trucco e il parrucco».
C’è qualcosa che succede dietro le quinte e che ti permette di fare parte di questa “magia”?
«Cerco sempre di ritagliarmi una mezz’oretta almeno, durante la quale entro nella storia, nel mondo di inizio Novecento, e cerco di capire veramente cosa potesse significare per lei, soprattutto nella prima parte dello spettacolo, in cui non ricorda di essere la grande Duchessa, costretta a vivere senza nulla, ma anche senza ricordi, se non qualche sprazzo, qualche frammento di memoria che ogni tanto ritorna».

Ma quanto c’è di Anastasia e Anya in te?
«Molto, non in quello che riguarda l’amnesia, fortunatamente, sennò sarebbe un bel problema per il mio lavoro. Lei è una ragazza molto determinata e mi ci ritrovo tantissimo. Devo dire anche nell’essere testarda. E, questo, è molto positivo nel momento in cui la testardaggine si trasforma in determinazione; è un po’ negativo quando mi impunto su alcune cose. Poi, se consideriamo il musical, quindi l’aspetto musicale, tecnico e canoro, è uno spettacolo molto nelle mie corde, per cui, ritrovarmi nei panni di Anastasia ogni sera, è gratificante».
Ma, la piccola Sofia amava leggere, o farsi leggere, le fiabe?
«La piccola Sofia è cresciuta a pane e Disney, anzi, a pane e principesse della Disney. Ero profondamente innamorata di qualsiasi cartone animato i miei genitori mi proponessero. Canto da quando sono piccola; ricordo gli spettacolini che, allora, facevo alla sera davanti ai miei genitori (poveri!). Quindi, immedesimarmi nelle principesse quando salgo sui più importanti palchi italiani, è la più importante gratificazione che potessi avere. E vedere in sala i miei genitori che mi guardo, è per me un bellissimo traguardo».

Tu hai studiato all’estero, poi sei ritornata in Italia: è un segno che c’è speranza anche da noi per la cultura?
«Sì, c’è speranza in un Paese come il nostro che ha un tesoro artistico enorme e non molto sfruttato. Ero andata a studiare in Inghilterra perché credevo che lì potessi avere le basi per il mio futuro. Sono tornata ai tempi del Covid-19 ma, poi, quando ho visto che, lavorativamente, iniziavano ad arrivare delle cose interessanti, ho pensato: vediamo dove mi porta l’Italia. Oggi ho tantissime gioie e gratificazioni, ma non nego che la porta dell’estero rimane sempre aperta, con un occhio di riguardo».
Aperta anche ad altre esperienze?
«Il musical sarà sempre nel mio cuore ed è il mio primo amore, anzi, lo è il canto, poi espresso nel musical. Poi, dovessero arrivarmi altre opportunità, le prenderei al volo».









