The Tourist si ferma qui

Il giovane artista Giovanni Piovesan, in arte “Lumier”, ha donato una scultura a Jesolo, inaugurata in piazza Milano.

A soli 22 anni, nato a San Donà di Piave e cresciuto ad Eraclea, “Lumier” sta costruendo il proprio percorso nel panorama dell’arte contemporanea. Di recente è approdato anche alla prestigiosa Biennale di Venezia, con l’opera “Il peso dell’ascesa”.

Giovanni, com’è nata l’idea di “The Tourist” e quale messaggio vuoi trasmettere?

«Nasce dal desiderio di dialogare con persone provenienti da tutto il mondo e Jesolo era il luogo ideale per farlo. Ho scelto la figura del turista come simbolo universale: un viaggiatore che, dopo avere raggiunto la meta e contemplato il mare, è già pronto a ripartire. È un’immagine che parla di determinazione, crescita e nuovi inizi».

Hai lasciato grande libertà di interpretazione: quali reazioni ti hanno colpito di più?

«Una ragazza mi ha detto di rivedere nella scultura una persona di cui si era innamorata. Mi ha colpito perché l’opera racconta altro, ma è riuscita, comunque, a evocare un sentimento così personale. È la dimostrazione che l’arte vive nelle interpretazioni di chi la osserva».

Qual è il tuo legame con Jesolo?

«Jesolo è entrata nella mia vita attraverso una persona a me molto cara, oggi anche mia collaboratrice. Grazie a lei e alla sua famiglia ho imparato ad amare questa città. Quando ho pensato a dove lasciare un segno, Jesolo è stata una scelta naturale».

Cosa provi sapendo che residenti e turisti incontreranno ogni giorno la tua opera?

«Una grande soddisfazione. Quando un’opera entra a far parte di una città, diventa anche patrimonio delle persone che la vivono».

Quanto è importante che l’arte esca dai musei?

«È fondamentale. Un’opera in una piazza può raggiungere anche chi non frequenterebbe mai un museo, offrendo a tutti la possibilità di avvicinarsi all’arte e di riconoscersi in essa».

Quando hai scoperto la tua passione per l’arte?

«Tutto è iniziato durante il Covid19. Grazie all’esperienza di mio padre nella carpenteria ho iniziato a lavorare l’acciaio, cercando di trasformare un materiale industriale in uno strumento capace di trasmettere emozioni. Da lì sono arrivate le prime esposizioni, fino alla Biennale di Venezia».

Stai già lavorando a nuovi progetti?

«Sto sviluppando opere dedicate a temi sociali come la violenza, la fragilità e la malattia».

Se potessi lasciare un messaggio a chi si fermerà davanti a “The Tourist”?

«Buon viaggio. Perché, in fondo, la vita è il viaggio più bello che abbiamo».

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