Tornano i Florio
Venerdì 17 luglio sarà Stefania Auci a riportarci nell’affascinante storia della famiglia Florio, con un romanzo che spiega come tutto è iniziato. Da Bagnara Calabra, quando i Florio non erano ancora i… Florio.
Stefania, com’è nata l’idea di questo libro?
«Questo libro è nato nel momento in cui pensavo di avere completamente chiuso con questa famiglia. C’erano ancora dei lembi di storia che ogni tanto emergevano. È stato durante le riprese della serie televisiva, nata dal primo libro, vedendo regia e attori al lavoro, alla tonnara, che ho capito che questa storia poteva nascere».
Di fatto, è un prequel che non è un prequel, che può essere letto a prescindere dagli altri due?
«Hai detto bene, perché siamo in un’epoca in cui i Florio non sono ancora quelli che poi sono diventati in Sicilia. A Bagnara Calabra sono una famiglia di artigiani, molto umile e senza sbocchi economici».
Con i primi due romanzi c’era materiale in abbondanza da cui attingere: qui come sei riuscita a raccogliere informazioni’
«Diciamo che sono state due difficoltà diverse: nel primo caso l’eccesso di fonti ti obbliga a delle scelte, cercando di capire cosa può essere più funzionale al racconto e alla dinamica di personaggi. Nel secondo, considerato che molto era andato distrutto con il terribile terremoto, cerchi, ad esempio, negli archivi delle chiese (vedi i certificati di matrimonio e di morte), quindi gli accordi per il passaggio del patrimonio da una famiglia all’altra ed altre ricerche storiche».
Com’è stato raccontare questo pezzo di storia, in questo specifico momento?
«Questo è stato forse l’aspetto più difficile, perché ci sono solo pochi frammenti sulla storia di Bagnara prima del terremoto del 1783; ho cercato di essere fedele al rigore della storia utilizzando le poche fonti che avevo a disposizione. Il problema opposto rispetto ai primi libri, quando, invece, avevo una abbondanza di materiale, che dovevo poi scegliere».








