A Jesolo il G20s per lo “status di città balneare”

Ai primi di settembre si riunirà qui a Jesolo il G20s: 26 spiagge di tutta Italia che mettono sul piatto della bilancia 70 milioni di presenze turistiche. Si parlerà dello “status di città balneare”. Provo a spiegare. Le città balneari devono fare i conti con un macroscopico divario tra i propri residenti e gli ospiti turisti. Jesolo, ad esempio, conta 26 mila residenti, ma durante l’estate arriva a 200/250 mila persone, con punte di 300/400 mila. Ci vuol poco ad intuire quali e quanti problemi comporti questo divario in termini di personale, servizi, infrastrutture, risorse e investimenti. Questa specificità dei Comuni balneari però non viene riconosciuta.

La questione non è nuova. Ricordo che circa 40 anni fa, a Viareggio, durante una assemblea dell’Anci (l’Associazione dei Comuni d’Italia),  con qualche altro assessore al turismo, in maniera un po’ garibaldina, invitammo ad un incontro i comuni turistici, non fosse altro che per contarci. Un numero spropositato. Ogni Comune che avesse anche solo un santuario meta di pellegrinaggi si considerava turistico. Questione sepolta. E’ arrivato il momento giusto? Lo “status di città balneare”, giuridicamente sancito, dovrebbe essere un riconoscimento del suo peso nell’economia del territorio. Sarebbe un ottimo risultato. Lo sarebbe ancor di più se collocato nella prospettiva del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Giampaolo Rossi

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Assessore poi vice sindaco per una decina d’anni, occupandosi di varie materie,tra cui cultura, turismo ed urbanistica. è stato fondatore e direttore de “La Voce di Jesolo”.

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